Si è svolta martedì 21 luglio 2009 la rappresentazione di "Rosvita" presso il chiostro delle clarisse di Monte Sant'Angelo. Al centro di tutto il teatro della crudeltà.
Uno spettacolo durato poco meno di un'ora, che ha coinvolto il pubblico presente a quella che è stata una prima regionale dello spettacolo dedicato alla monaca drammaturga del X secolo vissuta nel convento di Gandersheim (in Germania) che scelse di riscrivere le commedie di Terenzio. E già qui appare spontanea per molti la domanda: perché pur se in un convento di monache Rosvita decide di trascrivere le commedie di uno scrittore pagano come Terenzio? A rispondere è la protagonista della rappresentazione: Ermanna Montanari della nota compagnia "Teatro delle Albe". "Rosvita - ci dice l'attrice - afferma nella prefazione della sua opera di voler scrivere drammi al modo di Terenzio ma con contenuti cristiani visto il successo che riscuoteva il commediografo latino in quel periodo".
Inizia lo spettacolo e prima dell'ingresso in scena di Ermanna Montanari salgono sul palco tre ragazze (sono Cinzia Dezi, Michela Marangoni e Laura Redaelli) che durante tutto il corso della rappresentazione intonano la musica celeste, il gregoriano, che accompagnerà "Rosvita" fino a quando calerà il sipario.
Nell'opera risulta subito predominante il tema della verginità. Rosvita infatti, cerca spunto nelle vite delle vergini martiri cristiane per renderle modelli dei veri ideali della fede cristiana ed esaltare successivamente nelle sue opere il potere delle donne.
Tra i drammi troviamo "Conversione di Taide" e "Martirio di Agape, Chionia e Irene", due delle tragedie scritte da Rosvita dopo la stesura delle leggende agiografiche. Da subito è evidenziata l'analogia che c'è tra lo spettacolo del Teatro delle Albe ed il teatro della crudeltà del noto Antonine Artaud dove crudeltà non significa "causare dolore" ma sacrificare qualunque elemento che non sia utile al fine della rappresentazione. Proprio a conclusione di questo concetto fondamentale, sono presenti durante lo spettacolo scene dove vengono sconfitte crudeli figure paterne e autoritarie e dove figure femminili accettano subito sia la tentazione e la resa sia la conversione.
"Non c'è niente da vedere, è uno spettacolo basato su quello che è chiamato ascolto visivo", queste le dichiarazioni della Ermanna Montanari che infatti, per tutto il corso dello spettacolo, sarà in piedi su un "palcoscenico sul palcoscenico" ed un leggio davanti. Gli spettatori sono invece "accompagnati" in questo ascolto visivo da uno schermo dove appaiono i nomi dei drammi che vengono rappresentanti, dai canti gregoriani e da alcuni suoni che uniti ad effetti scenografici rendono la scena macabra ma allo stesso tempo simpatica e degna di una costante attenzione.
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