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Nessuna rivoluzione verrà mai a salvarci! PDF Stampa E-mail
Scritto da Federica Cotugno   
Giovedì 23 Luglio 2009 09:48

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"Very contemporary man", uno spettacolo che vede protagonisti tre uomini: Yuri, Damiano e Fabio.

Chi sono? Raccontano al pubblico prima la loro esperienza di padri,  poi di figli, del mondo difficile  in cui vivono e in cui devono crescere i loro figli. Ricordano episodi di vita passati e le loro origini. Descrivono il loro spettacolo con cinque aggettivi: rock, punk, pop, generazionale e multiespressivo e ci hanno spiegato che gli uomini contemporanei sono coloro che sono nati e cresciuti in Italia in un periodo molto strano, "pesante" e "leggero" nello stesso tempo. "Pesante" in riferimento agli anni di piombo durante i quali anche la politica era violenta, mentre "leggero" per l'avvento prepotente della televisione, dello stile di vita americano preso come riferimento e di abitudini anch'esse americane.

Questo spettacolo sfrutta vari canali: la musica, la danza (presente per buona parte della perfomance), il dialetto, cioè la lingua del popolo che sta ad indicare il tipo di pubblico a cui gli artisti si rivolgono e quindi non un pubblico di aristocratici, necessariamente colto, ma riescono a farsi capire anche dai ceti più bassi della popolazione. Il ruolo che esso svolge è di primaria importanza poiché è partecipe dello spettacolo e viene menzionato diverse volte: viene raccontata anche la sua storia e gli attori stessi ne sono parte integrante. "Al di là della fantasia, la realtà è molto più difficile - ci dice Damiano, uno degli attori - l'eredità che ci portiamo dietro ci spinge a voler essere necessariamente tutti belli, forti, avidi di successo, ma dobbiamo convincerci che così non è e sapere che nessuna rivoluzione verrà mai a salvarci".

Sia durante che alla fine dello spettacolo nessuno dei protagonisti ha espresso alcun tipo di giudizio sul comportamento che devono assumere i "Very contemporary man", in modo che ognuno torni a casa con il dubbio e cerchi una risposta da solo. "Siamo quello che vogliamo far credere di essere per contare qualcosa in questa società dell'apparire".

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