L'uomo del braccio al Teatro Civile Festival a Monte Sant'Angelo
La produzione dell'Accademia degli Artefatti "My Arm" approda a Monte Sant'Angelo in occasione della terza edizione del Teatro Civile Festival di Legambiente.
Si tratta di "My Arm" (il mio braccio) ed è uno dei due esercizi di comunicazione prodotti dalla compagnia teatrale di Roma nel 2007 insieme alla drammaturgia "An oak Tree" (una quercia). Il testo originale è in lingua inglese ed è stato ideato nel 2003 da Tim Crouch. Nello stesso anno l'opera teatrale ha debuttato a Edimburgo dando inizio ad una tournée mondiale rappresentata quest'anno anche al Teatro Civile Festival il 19 luglio 2009 con una traduzione di Luca Scarlini ed una regia di Fabrizio Arcuri assistito da Luigi Coluccio.
Prima dello spettacolo entriamo in Auditorium, tutto è pronto, ognuno è al proprio posto per dare inizio alle prove, strappiamo qualche minuto allo staff della compagnia e seduti su delle comode poltrone iniziamo a chiedere qualcosa sullo spettacolo.
La storia narra di un trentenne che, sfidando se stesso e le proprie possibilità, dimostra di poter resistere un mese senza andare di corpo e senza parlare. "La scena più frequente nello spettacolo è quella dell'attore di posizionare il braccio sulla propria testa - spiega l'interprete Matteo Angius - e vivere e morire del suo arto ormai inattivo. Quando incontrammo Tim Crouch, l'ideatore di tutto ciò, apprendemmo del fatto che sin da bambino era attratto da questo strano movimento utilizzato dagli sciamani come forma di concentrazione del corpo".
Dall'inizio dello spettacolo è evidente l'impostazione teatrale della drammaturgia partecipata: Matteo scende in platea, chiede agli spettatori chiavi, accendini o altri oggetti personali che però diventano subito elementi della propria storia: "C'è, ovviamente, un copione fisso, ma è anche vero - continua Matteo - che in questo spettacolo ci sono parti costanti e variabili che posso adattare in base al mio stato d'animo". Sono infatti frequenti nello spettacolo, situazioni in cui Matteo interloquisce con la platea dell'Auditorium delle Clarisse parlando anche con chi sceglie di lasciare lo spettacolo prima della fine: "Adesso - dice - sto per dire delle cose importanti che purtroppo queste persone non sentiranno".
E poi un gioco di filmati: mentre l'attore recita sul palco, una videocamera lo proietta "live" su uno dei due schermi posti sulla scena. Contemporaneamente, sull'altro display, lo stesso Matteo Angius appare in una registrazione che mixata alla performance dal vivo rende lo spettacolo originale e pieno di ironia.
Si tratta di un dramma che coinvolge tutto il pubblico presente in una storia di vita quotidiana che diventa una forma di emulazione dell'arte, di un'esperienza esistenziale che diventa un'esperienza artistica, di un qualcosa dove il messaggio principale diventa da subito "Arte è tutto ciò che puoi prendere".
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