Venerdì 1 agosto, una straordinaria Roberta Sferzi ha presentato, in anteprima nazionale, lo spettacolo “Angelo”.
La storia di un adolescente che attraverso il dramma della sua famiglia racconta del disadattamento sociale e della solitudine.
Prima dello spettacolo la Sferzi ci ha parlato di Angelo, il protagonista dello spettacolo, e lo spettacolo stesso.
Chi è Angelo?
Angelo è il protagonista della storia. Un preadolescente che, in modo frammentario, racconta la propria vicenda familiare in una situazione di degrado culturale.
In questo racconto il protagonista alterna alcuni suoi regressi, facendo ricorso ad aneddoti e legende metropolitane. Angelo si serve di questi frammenti di cultura spazzatura, quasi come se volesse difendersi. Infatti dallo spettacolo emerge che quando si avvicina troppo alla sua storia personale ricorre a queste sciocchezze; questo avviene nella prima parte. Nella seconda parte lo spettacolo prende una direzione fantastica. Parla della sua tragedia familiare, della morte della madre e dell'abbandono del padre. Arriva addirittura a parlare del suo suicidio come una sorta di viaggio assurdo, un po' come Pinocchio nel ventre della balena.
Come mai ha deciso di parlare dell'adolescenza?
In realtà non saprei. È nato tutto da un racconto scritto così, che poi si è trasformato in uno spettacolo teatrale. L'io narrante è un ragazzino, credo di averlo scelto perché esprime al meglio il senso di solitudine e disadattamento sociale che avevo intenzione di raccontare.
L'adolescenza rappresenta un momento critico, un età in cui si vede più vicino il mondo degli adulti che sembra quasi agghiacciante. È un età affascinante perchè si assiste ad una sospensione e confusione assurda.
Il periodo dell'adolescenza esistite da sempre per chiunque. Secondo lei come è cambiata l'adolescenza rispetto a qualche anno fa?
In generale c'è un cambiamento totale di costume e di struttura familiare. Tramonta la figura del padre autoritario, come se questa figura si fosse suddivisa. Se fino al '68 questo periodo era una sorta di ribellione contro la famiglia, ora è più pacifica.
Diventa quindi una ribellione diffusa anche a causa della mancanza di ideali trasmessi un tempo dal contesto familiare.
|