Venerdì 1 agosto, a Vico del Gargano, nell'ambito del Teatro civile Festival organizzato da Legambiente, si è tenuto lo spettacolo “50 lire” di Ferdinando Vaselli.
50 lire è l'aumento salariare che nel '54 gli operai di una fabbrica di ceramiche di Civita Castellana. È la storia di 20 operai che dopo venti giorni di sciopero fanno una colletta di 350 lire ciascuno e fondano una fabbrica tutta loro, dove tutti sono operai e nessuno è il capo.
Parallelamente allo spettacolo è stato girato, in Argentina un documentario su una storia simile.
Prima di andare in scena, Ferdinando ha fatto due chiacchiere con noi per parlare dello spettacolo.
È stato difficile raccogliere e intrecciare tutte le testimonianze riguardo a questo fatto?
No, non è stato molto difficile poiché è un fatto accaduto nel mio paese, l'unica difficoltà che ho riscontrato è stato il fatto che alcuni non volevano parlare in quanto non credevano che quest'argomento fosse molto importante. Il risultato finale è stato un assemblaggio di tanti punti di vista che raccontano la stessa storia.
Come è stato impostato lo spettacolo? In che modo si approccia al pubblico?
Lo spettacolo è impostato per più persone possibili. Sono partito dall'idea di raccontare questa storia come una favola, come se le favole a volte fossero davvero possibili. C'è lo scontro tra una favola e la realtà, che non porta certamente ad un lieto fine. Inoltre per renderlo più fruibile ho utilizzato il linguaggio popolare, che poi è il modo in cui mi sono state rilasciate le testimonianze.
Un tempo si facevano gli scioperi e le rivoluzioni credendo in degli ideali. Oggi crede che sia possibile questo?
Oggi si assiste ad una distruzione degli ideali del 900, e con la fine del comunismo, con i suoi pregi e difetti, si pensa a fare delle cose più circoscritte, non partendo da un progetto megalomane, ma si cerca di fare le rivoluzioni partendo dai piccoli gesti di ogni giorno, come ad esempio l'ambientalismo.
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