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La festa di Santa Barbara e la sua tradizione PDF Stampa E-mail
Scritto da antonio stuppiello   
Giovedì 03 Dicembre 2009 17:51

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Il  4 Dicembre ricorre la festa di Santa Barbara, una festa "straordinaria" perché  può dirsi il frutto di una operazione di salvataggio oggetto di sorrisi di sufficienza se non di derisione.


Monte Sant'Angelo, centro religioso del Gargano, ha visto il fiorire di molte devozioni a numerosi  Santi, nell' Ottocento le chiese e i Santi fiorivano, come la miseria della stragrande maggioranza dei suoi abitanti. Uno di questi santi era , Santa Barbara, la cui vicenda singolare l'ha portata fino a noi, grazie all'interessamento di un cittadino particolare che si distingueva per  il suo modo di vivere e di essere, Luigi Lauriola, detto  Pennille.

luigi_pnnill.jpgSecondo la leggenda Barbara, figlia di un ricco pagano, richiesta in matrimonio da numerosi pretendenti, fu dal padre rinchiusa in una torre per  sottrarla ad essi . La ragazza si era già consacrata a Cristo e non aveva intenzione di sposare nessuno. Nella torre, dove vi erano due finestre, fece aprirne un'altra accanto ad esse per  simboleggiare la SS. Trinità. "La torre d'altronde è sempre stata in ogni tradizione la ‘ porta del cielo ‘, la via per elevarsi fino alla dimora degli dei. Anche in quella cristiana è simbolo di ascensione e nello stesso tempo di vigilanza. Fissata su un centro, il centro del mondo, comunica come il campanile l'energia divina ed è scala verso il divino." ( A. Cattabiani, c.s. ).

Quando il padre , tornato da un viaggio, vide la torre con le tre finestre, capì le intenzioni della figlia e si arrabbiò moltissimo, tanto che decise di ucciderla. Ma la ragazza riuscì a fuggire. Ma un pastore la riconobbe e avvisò il padre che, catturatala, la condusse davanti al prefetto Marciano perché la convincesse ad abiurare. Ma la cosa non si rivelò facile e il prefetto ricorse alla violenza. Prima fu rivestita di panni ruvidissimi che le procurarono ferite in tutto il corpo, quindi fu sottoposta al supplizio delle fiamme accese ai fianchi. Però Barbara risultò indomabile. Si decise allora di trascinarla nuda per le vie della città flagellandola. Ma ecco che il cielo si oscurò con nuvole nere e un fitta nebbia si levò improvvisa, così che nessuno riusciva a vedere la martire. Dopo tali tentativi andati a vuoto, il prefetto decise di condannare la fanciulla alla decapitazione, che fu eseguita addirittura dal padre, che , tornando a casa, fu incenerito da un fulmine a ciel sereno. A questa leggenda si ispira tutta l'iconografia dove si rappresenta la Martire con una torre in mano; oppure con la pisside in mano  e una torre alle spalle, o  con la palma simbolo dl martirio in una mano e la spada, mezzo del martirio, nell'altra.

Da queste vicende e dai particolari che le contrassegnano sono venuti fuori  tradizioni e credenze singolari. Il fulmine vendicatore ha ispirato il patronato di Barbara contro le folgori: "Santa Barbara benedetta liberami da questa saetta". Ma non solo, la Santa è diventata nei secoli la protettrice degli artificieri, dei minatori, dei vigili del fuoco e ha ispirato il nome del deposito delle munizioni sulle navi da guerra, che si chiama "santabarbara". Anche a Monte quando lampeggia e tuona si usa dire: "Santa Barbara!". La devozione alla Santa, anche dopo la morte di Luigi Lauriola, Pennille, continua, grazie ad alcuni amici che ne hanno raccolto l'eredità: con la dovuta autorizzazione raccolgono i soldi per celebrare la festa che si conclude con  i fuochi di artificio, che proprio per Santa Barbara non potevano mancare.

La statua della Santa si trova nella chiesa della Santissima Trinità (Le Monache), in Piazza de Galganis. Un esempio, quello di "Pennelle" e di Santa Barbara, di religiosità popolare che sottilmente raggiunge il senso autentico della fede, della religiosità nuda e cruda, spoglia di sovrastrutture intellettuali e teologiche che ne inquinerebbero la purezza.

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Commenti (2)Add Comment
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scritto da Dantes, 05 dicembre 2009
...mentecatto...deriso...homeless...poi? banditore, uomo che s'arrangiava nei lavori che nessuno voleva fare...qualche altro dispregiativo? Pazzo, da evitare, uno che se non ci fosse stato Basaglia avrebbe consumato la sua esistenza in una camera 2*2, sedato e tenuto a bada da una camicia di forza.
Già, Basaglia, un'uomo di scienza illuminato che vide nella follia un eccesso che era possibile ridimensionare non emarginando o sedando, ma semplicemente vivendo nei contesti di cosidetta normalità, interagendo e partecipando attivamente al contesto sociale.
Luigi Lauriola era semplicemente una persona e basta! Tra gli appellativi si è dimenticato forse quello più importante e qualificante che, non poteva giustamente essere notato se si guarda con occhi velati dal pregiudizio: straordinario.
Straordinario perchè nella sua semplicità e "additata" diversità fu capace di organizzare per lungo tempo un evento così importante senza sbandierare successi e difficoltà; non lamentava le mille difficoltà, imperfezioni, cavilli, ca...te, che uomini in doppio petto, con abito gessato, profumati, laccati, appartenente alla migliore borghesia del paese, manager pubblici di successo, gente del jet set, dai curriculum con Master in pizza e fichi delle Università dai nomi stranieri a quaranta caratteri, espongono sempre per coprire la loro inconcludenza e proteggere la loro effimera auto-referenzialità.
Lauriola faceva e basta, guidato da qualcosa che si chiama fuoco della passione e ardimento per un impegno preso. Sono sentimenti persi, sopratutto a Monte, di cui si parlerà in qualche puntata di Quark di qualcosa che misteriosamente portava a grandi risultati con pochissimi mezzi perchè dava un potere speciale che i budget, la copertura finanziaria, l'analisi costi-benefici, il vincolo di bilancio e tutti gli altri termini pappagallati da qualche testo di economia,non garantiva perchè la freddezza dei numeri e del calcolo non realizzeranno mai il patos per un'idea o qualcosa in cui si crede.
Il sentimento, la passione , il fare qualcosa di cui si è preso impegno a qualsiasi costo o semplicemente qualcosa in cui si crede rendono lauriola straordinario e sono questi gli appellativi che merita.
La foto mostra una compostezza ed un orgoglio per l'evento realizzato che non vedo da non sò quanti lustri. Un homeless che in onore di santa Barbara da solo organizza un comitato ed in piena trasparenza garantisce una banda, fuochi d'artificio e processione. Ma anche memoria per i cittadini, aggregazione religiosa, raduno al focolare di parenti, motivo d'incontro, distrazione dal piattume del quotidiano. Tutto questo lo realizzava un homeless. Un homeless che come le persone d'altri tempi onora la festa con "il vestito della domenica"; cappotto, camicia, cravatta e doppio petto. Un homeless che sente la festa anche nell'abito che ostenta come nuovo.
La straordinarietà di quest'uomo è nella sua semplicità e nei suoi sentimenti.
La festa di Santa Barbara dovrebbe essere la festa del riscatto di Monte dall'apatia in onore della Straordinaria persona che era Luigi Lauriola.
...
scritto da plauto, 04 giugno 2010
ma a chi si rivolge il commento di DANTES quando parla di " mantecatto".."deriso"..."homeless"...ecc. Nello scritto di Antonio Stuppiello non vi sono epiteti del genere riguardo Luigi Lauriola, detto.Pennille. E' solo prurito di buonismo? O ipocrita omologazione?

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