Il 4 Dicembre ricorre la festa di Santa Barbara, una festa "straordinaria" perché può dirsi il frutto di una operazione di salvataggio oggetto di sorrisi di sufficienza se non di derisione.
Monte Sant'Angelo, centro religioso del Gargano, ha visto il fiorire di molte devozioni a numerosi Santi, nell' Ottocento le chiese e i Santi fiorivano, come la miseria della stragrande maggioranza dei suoi abitanti. Uno di questi santi era , Santa Barbara, la cui vicenda singolare l'ha portata fino a noi, grazie all'interessamento di un cittadino particolare che si distingueva per il suo modo di vivere e di essere, Luigi Lauriola, detto Pennille.
Secondo la leggenda Barbara, figlia di un ricco pagano, richiesta in matrimonio da numerosi pretendenti, fu dal padre rinchiusa in una torre per sottrarla ad essi . La ragazza si era già consacrata a Cristo e non aveva intenzione di sposare nessuno. Nella torre, dove vi erano due finestre, fece aprirne un'altra accanto ad esse per simboleggiare la SS. Trinità. "La torre d'altronde è sempre stata in ogni tradizione la ‘ porta del cielo ‘, la via per elevarsi fino alla dimora degli dei. Anche in quella cristiana è simbolo di ascensione e nello stesso tempo di vigilanza. Fissata su un centro, il centro del mondo, comunica come il campanile l'energia divina ed è scala verso il divino." ( A. Cattabiani, c.s. ).
Quando il padre , tornato da un viaggio, vide la torre con le tre finestre, capì le intenzioni della figlia e si arrabbiò moltissimo, tanto che decise di ucciderla. Ma la ragazza riuscì a fuggire. Ma un pastore la riconobbe e avvisò il padre che, catturatala, la condusse davanti al prefetto Marciano perché la convincesse ad abiurare. Ma la cosa non si rivelò facile e il prefetto ricorse alla violenza. Prima fu rivestita di panni ruvidissimi che le procurarono ferite in tutto il corpo, quindi fu sottoposta al supplizio delle fiamme accese ai fianchi. Però Barbara risultò indomabile. Si decise allora di trascinarla nuda per le vie della città flagellandola. Ma ecco che il cielo si oscurò con nuvole nere e un fitta nebbia si levò improvvisa, così che nessuno riusciva a vedere la martire. Dopo tali tentativi andati a vuoto, il prefetto decise di condannare la fanciulla alla decapitazione, che fu eseguita addirittura dal padre, che , tornando a casa, fu incenerito da un fulmine a ciel sereno. A questa leggenda si ispira tutta l'iconografia dove si rappresenta la Martire con una torre in mano; oppure con la pisside in mano e una torre alle spalle, o con la palma simbolo dl martirio in una mano e la spada, mezzo del martirio, nell'altra.
Da queste vicende e dai particolari che le contrassegnano sono venuti fuori tradizioni e credenze singolari. Il fulmine vendicatore ha ispirato il patronato di Barbara contro le folgori: "Santa Barbara benedetta liberami da questa saetta". Ma non solo, la Santa è diventata nei secoli la protettrice degli artificieri, dei minatori, dei vigili del fuoco e ha ispirato il nome del deposito delle munizioni sulle navi da guerra, che si chiama "santabarbara". Anche a Monte quando lampeggia e tuona si usa dire: "Santa Barbara!". La devozione alla Santa, anche dopo la morte di Luigi Lauriola, Pennille, continua, grazie ad alcuni amici che ne hanno raccolto l'eredità: con la dovuta autorizzazione raccolgono i soldi per celebrare la festa che si conclude con i fuochi di artificio, che proprio per Santa Barbara non potevano mancare.
La statua della Santa si trova nella chiesa della Santissima Trinità (Le Monache), in Piazza de Galganis. Un esempio, quello di "Pennelle" e di Santa Barbara, di religiosità popolare che sottilmente raggiunge il senso autentico della fede, della religiosità nuda e cruda, spoglia di sovrastrutture intellettuali e teologiche che ne inquinerebbero la purezza.
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