A ridosso del Natale è tempo di far visita alla bottega dello scultore Matteo La Torre, per ammirare il "Presepe di Monte Sant'Angelo". Un vero gioiello, sicuramente da preservare e promuovere.
È passato un pò di tempo dall'ultima volta in cui ho parlato dello scultore Matteo La Torre, pubblicando un articolo sul quotidiano "l'Attacco" di Foggia.
La mia analisi sul suo lavoro, a suo tempo, mi portò ad inserirlo nel novero degli artisti della cosiddetta "ART BRUT", definizione che comprende un'ampia panoramica di produzioni artistiche ed artigianali, anche molto diverse tra loro, tutte però assimilabili dal comun denominatore della "spontaneità".
Ora, a ridosso del Natale, sono tornato a far visita alla sua bottega, desideroso di ammirare quello che lui, un mesetto fa circa, mi preannunciò come il "Presepe di Monte Sant'Angelo". Conoscendo molto bene i lavori di Matteo la Torre la mia curiosità fu stuzzicata da quell'annuncio ed oggi, dopo aver visto l'opera nel suo complesso, posso affermare senza esitazione che le mie aspettative non sono state deluse.
Nel paesaggio che mi sono ritrovato davanti, vi era come figura centrale una grotta, con all'interno una natività "canonica", poi intorno ho subito notato le nostre architetture autoctone scolpite in miniatura nella pietra calcarea. Subito sono stato travolto dall'emozione perché percepivo in quelle creazioni l'anima stessa del nostro paese di montagna.
Sono riuscito a distinguere quartieri come lo Junno, con le sue case a schiera, poste in lontananza, dietro la grotta, quasi a fare a sfondo al Presepe. Ho anche notato alcune chiese, come quella di San Francesco, di Santa Maria Maggiore e quella "fuori porta" della Madonna degli Angeli.
L'artista, mentre osservavo incantato quello spettacolo che mi stava conducendo letteralmente in un'altra dimensione, mi fece notare la presenza, nel suo "piccolo mondo", di una zona del paese, demolita negli anni ‘40/'50, che lui ora aveva ricostruito basandosi sui ricordi di quando era bambino.
Era un bellissimo arco, posto davanti ad una piazzetta, sormontato da un maestoso ed elegante comignolo in pietra che si ergeva in tutta la sua imponenza, mi disse che lo demolirono nottetempo, illegalmente, perché il fumo del camino si infiltrava in una casa e dava fastidio a qualcuno. In quel momento, dopo aver ascoltato queste testimonianze di vita vissuta, pensai che sono proprio i comignoli una delle caratteristiche più peculiari della nostra architettura montana, che infonde un "animus" unico al nostro paesaggio.
Proprio parlando di "animus", ciò che si percepisce nel cosmo incantato di Matteo la Torre, nel caso specifico in questo suo Presepe, è una "brezza" leggera che aleggia muta, ma imprescindibile. E' lo spirito stesso del luogo, come già dicevo in precedenza, racchiuso tra queste pietre scolpite e levigate. Lo stesso spirito che percepiamo quando salendo al Belvedere, di sera, vediamo le case a schiera illuminate, paragonando spesso tale visione proprio ad un paesaggio da presepe.
Non ancora stanco di "vagare" in questo mondo surreale, ma al contempo solido e vivo, come la pietra che lo compone, come uno stupefatto Gulliver decido alla fine di accomiatarmi da questa "Lilliput nostrana". Mi complimento con l'artista e mi allontano ben conscio di aver fatto un viaggio straordinario.
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