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il diario Montanaro

Il Natale arriva a suon di zampogna PDF Stampa E-mail
Scritto da michele campanile-raffaele cotugno   
Sabato 19 Dicembre 2009 13:13

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Il suono misterioso, che turba e fa piangere, de le pietre che cantano. Le zampogne...


Oggi gli zampognari non scendono più dai monti per portare casa per casa le "novene natalizie" con le loro melodie dolci e suggestive. Tramontata la società contadina, questa tradizione è scomparsa o rischia di rimanere sommersa. La moderna società globalizzata ha cancellato non solo la struttura socio-economica, ma anche tutto ciò che le classi subalterne avevano elaborato nel loro immaginario per secoli e secoli.

Tuttavia grazie all'associazionismo, all'amore ed alla passione, alcuni giovani hanno colmato questo vuoto. Ora la zampogna sopravvive negli Abruzzi, in Molise, in Calabria, nel piacentino, nel bergamasco ed in Puglia.

A Monte Sant'Angelo, verso gli anni ‘70/'80, viveva un anziano pifferaio, di nome Francesco Totaro, esperto costruttore di pifferi e flauti.  Fu da questo semplice ex-pastore che il gruppo di ricerca Li Cafune dell'Arci "V.Jara" raccolse la testimonianza secondo la quale fino all'inizio del XX secolo un capraio, alias Petrone, allietava, insieme ai ciaramellari, la gente che usciva dalla chiesa di San Benedetto durante la notte di Natale.

Per questo un gruppo dell'ARCI,  presieduto dal prof.Michele Campanile, riprese la tradizione ed insieme al famoso artigiano del cuoio Domenico Palena, si recò a Scapoli per acquistare due zampogne e tre pifferi dal costruttore Giuseppe Fiore. I giovani si appassionarono e tra i primi zampognari che hanno suonato  a Monte Sant'Angelo si ricordano Gino Guerra, Giovanni Lauriola, Matteo Ciliberti, Matteo e Gianpiero Bisceglia . La tradizione continua perché molti altri ripropongono il suono della zampogna  non solo a Natale, ma anche in altre occasioni. I risultati che si sono raggiunti sono in qualche caso eccellenti ed ammirevoli.

Ricordiamo i suonatori, i cantori - Li Cafune del gruppo Arci "V.Jara", gli Zampognari del Gargano, i Ciaramellari di Monte Sant'Angelo-Zampognari del Gargano, Sud folk, Soffi dell'Arcangelo e tanti altri appassionati:

Giovanni Lauriola, Gino Guerra, Antonio Vaira, Franco Accarrino, Nicola Lauriola, Angelo Accarrino, Michele Campanile, Nichi Sansone, Matteo Facciorusso, Salvatore Facciorusso, Patrizia Campanile (voce + percussione), Luigia Campanile (voce), M. Stella Campanile (voce + organetto), Michele Santoro (fisarmonica), Rosa Giordano (voce), Francesco Notarangelo (voce + percussione), Michele Vecchi (voce), Paolo Potenza (voce), Salvatore Mazzamurro (voce), Domenico Lauriola (voce), Michele La Torre (voce), Francesco Lombardi Lombardi, Ignazio Guerra, Biagio de Nittis, Federico Scarabino,Giancarlo e Domenico Impagnatiello, Luigi e Nicola Notarangelo, Damiano Totaro, Pasquale Perla, Michele Sacco, Giuseppe Cota, Giuseppe Totaro, Andrea Stuppiello, Christian e Toni Troiano,  Libero Potenza, Giuseppe Cavallaro, Roberto Ciociola, Biagio d'Arienzo, Felice Ricucci, Mario e Pietro di Iorio, Matteo, Bernardo e Gianpiero Bisceglia, Matteo Ciliberti, Francesco e Filippo Gerico, Matteo Stringaro ( Cerignola ), Michele, Daniele e Raffaele Cotugno.

Corsi e stages, in merito, sono stati organizzati a  San Giovanni Rotondo da Domenico Impagnatiello, affrontando non pochi sacrifici.

Come già sopra si ricordava, molti giovani si sono avvicinati a questi strumenti popolari. In particolare è da segnalare Raffaele Cotugno, che, oltre a suonare la zampogna in modo magistrale, ha imparato ad intonarla e a svolgere la manutenzione necessaria. E non è poco, perché riesce anche a condividere e scambiare opinioni in merito con altri grandi maestri dell'Italia centro- meridionale, come ad esempio Gigi Rizzo di Monopoli nonchè maestro di vita,  Franco Izzi e Luigi Ricci di Scapoli, suggerendo a quest'ultimo una modifica strutturale della chiave per agevolare l'esecuzione delle tecniche di arpeggio, suggerimento concretizzatosi subito dopo averne dimostrato la qualità dell'idea al costruttore.

Il suono della zampogna è dolce, gioioso e suggestivo. Nessuno può disconoscerne gli effetti. Durante la notte di Natale, mentre si suona Tu scendi dalle stelle o Tu Vergine e figlia di Sant' Anna (quest' ultima trascritta dal musicista tedesco Landsberg nel 1844 mentre una coppia di zampognari abruzzesi, padre e figlio, suonavano durante la Notte di Natale nella Grotta di San Michele ), non è raro notare che alcuni fedeli, commossi per la gioia, piangono. Si potrebbe dire che quando  si ascolta per la strada  una zampogna  ben intonata,  si avverte "la pelle d'oca". Nasce un'emozione profonda, perché l'armonia è parte di noi e, riconoscendola, ci identifichiamo con essa.

L'antico suono risveglia dentro di noi ricordi atavici ed inconsci. Per questo parliamo del passato come la radice del presente.

Nella tradizione popolare molti strumenti, come la ghironda, sono stati sostituiti dall'organetto "du' botte" e dalla fisarmonica. La zampogna (dal gr. synphōnia= armonia) o l'otre, come la chiamavano a M.S.A., dal lat. uter,utricularis, con il suo timbro inconfondibile, non è stato ancora sostituita.

Essa sopravvive grazie all'amore di alcuni appassionati, pur essendone difficile la manutenzione e l'accordatura, perché la struttura complessa (otre, soffietto, moschetta, bordone, ritta e manca, ance) ne impedisce ogni imitazione.

Non si sa esattamente dove è nata. Le prime tracce si rinvengono in alcune pitture vascolari dell'antico Egitto; in seguito,  dopo la caduta di Troia, si è diffusa in tutta l'area mediterranea (Siria, Grecia, Persia, Bretagna, e Roma).

I latini la nominarono tibia  utricularis in dotazione presso le legioni e usata per lanciare all'assalto il fante romano. Alcuni raccontano che persino Nerone amava farsi accompagnare nella declamazione dei suoi versi da una schiava che suonava una piccola zampogna. Il suono affascina e incanta, discoprendo l'anima al mistero oltre il fenomeno, come amava ripetere spesso il musicologo Roberto Leydi.

Non a caso, infatti, nell'ambito della cultura popolare delle classi subalterne, ha assunto un carattere magico e rituale. Il suo repertorio si legava ai riti della fecondità del ciclo delle feste agro-pastorali (Gregorovius in Passeggiate in Puglia racconta d'aver assistito a Martina Franca alla trebbiatura del grano sull'aia mentre suonava uno zampognaro).

In altre occasioni accompagnava le danze rituali dei mietitori all'inizio ed alla fine del raccolto dell'ultimo covone o "Spirito del grano". Inoltre l'uso di questo strumento fu associato anche alla medicina magico-popolare, nelle danze della tarantola e nei rituali d' incanto e di disincanto di tipo esorcistico:"... il medico emette la sua diagnosi suonando per il malato le melodie proprie dei diversi demoni della malattia finché quegli canta con lui o almeno fornisce un segno della sua adesione " (Marius Schneider (1903 - 1982), musicologo tedesco autore de Le pietre che cantano).

Esistono due tipi di zampogna: una a chanter conici ad ancia doppia e l'altra a chanter cilindrici con canne di eguale lunghezza.

Tra le prime spicca la zampogna a chiave, diffusa nel Lazio, Molise, Calabria, Campania e Sicilia; tra le seconde la zampogna a paro e la surdulina italo-albanese.

A Chieti esiste finanche un'Accademia dei Transumanti degli Abruzzi presieduta da Camillo Carapelle, mentre  a Scapoli c'è il Circolo della Zampogna presieduta da Antonella Caccia, entrambe le strutture sono fonti inesauribili per appassionati e cultori della materia.

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di Michele Campanile, docente di Filosofia e Storia nei licei

Raffaele Cotugno, studente del Politecnico di Bari. 


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