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Il 29 settembre ci saranno i pellegrinaggi a piedi che giungeranno dai vari punti cardinali. Gabriele Tardio ripercorre le tappe e la storia dei pellegrinaggi e dei pellegrini che da 15 secoli vengono a visitare il più famoso luogo di culto dell'Occidente.
Il santuario garganico di San Michele Arcangelo è stato frequentato nei suoi quindici secoli da santi, papi ed eroi, ma principalmente da umili pellegrini, gente "comune", che non entreranno mai nei libri di storia ma che con il proprio lavoro, con il proprio impegno, con il proprio sacrificio, con la gioia e le lacrime ha costruito la storia dell'uomo: questi sono i veri pellegrini al Santuario del Gargano.
Il santuario di San Michele è stato, fin dalle origini, mèta di innumerevoli pellegrinaggi, divenendo il più famoso luogo di culto dell'Occidente. Le iscrizioni, in tutte le lingue e di tutte le epoche, rinvenute dagli archeologi attestano la presenza di pellegrini di moltissime nazionalità: goti, franchi, alemanni, angli, sassoni. Nel periodo delle crociate il Santuario divenne tappa d'obbligo prima di partire per la Terra Santa.
Molto complessa è la storia delle vie di pellegrinaggio verso la grotta garganica di San Michele durante i 15 secoli della sua frequentazione. Nel medioevo il santuario garganico era tra i quattro più frequentati luoghi di pellegrinaggio della cristianità secondo l'itinerario di redenzione spirituale, noto come Homo, Angelus, Deus, che prevedeva la visita alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo a Roma e di San Giacomo di Compostela in Spagna (Homo), all'Angelo della Sacra Grotta di Monte Sant'Angelo (Angelus), infine ai luoghi della Terra Santa (Deus).

nella foto: La Basilica di San Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo. Da giugno 2011 è patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO.
Alla Grotta sia nel basso che nell'alto medioevo si arrivava per lo più a piedi. La direttrice principale, per chi si era recato in pellegrinaggio a Roma o per chi voleva raggiungere il santuario garganico, era la Via Sacra Langobardorum. Dopo aver visitato il santuario garganico si proseguiva verso i porti pugliesi per imbarcarsi verso la Terra Santa e raggiungere Gerusalemme. La strada dei pellegrini non era una sola ma era un reticolo: una dalle alpi (attuale Chiusa di San Michele) arrivava a Pavia, poi valicava l'Appennino per raggiungere Roma e poi tramite le vie della transumanza abruzzese oppure sulla vie romane da Benevento arrivavano a Monte Sant'Angelo; un'altra era quella che da Pavia lungo l'adriatica faceva raggiungere il Gargano anche ai pellegrini che provenivano dai pesi germanici e slavi; una terza era quella marittima che dalle coste del nord-adriatico sbarcavano a Vieste e poi proseguivano a piedi verso Monte Sant'Angelo; l'altra era quella che i pellegrini del sud raggiungevano la montagna santa passando per Siponto e da questa provenivano i vantanti dai vari centri del sud Italia e della Sicilia.
Nel periodo rinascimentale e moderno per vicissitudini politiche con lo spezzettamento degli stati italiani era difficile percorre a piedi i lunghi itinerari e così si privilegiavano le navi per i lunghi pellegrinaggi. Al Gargano non si dirigevano più pellegrinaggi di persone singole ma i pellegrinaggi divennero di gruppi organizzati. Gli umili pellegrini si dirigevano al Gargano con gruppi chiamati "Compagnie" (nel regno napoletano le confraternite erano chiamate anche Compagnie), però i gruppi di pellegrini non erano organizzati come confraternite e non avevano una struttura gerarchica e una approvazione religiosa e civile perché non avevano una stabile struttura ma la compagnia viveva solo in funzione del pellegrinaggio a Monte Sant'Angelo e di alcune devozioni micaeliche.

nella foto: i pellegrini giunti alla Basilica di San Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo, l'arrivo del loro faticoso cammino
Le compagnie che facevano anche diversi giorni di viaggio a piedi per raggiungere il santuario garganico erano moltissime: dagli Abruzzi, dal Napoletano, dall'agro pontino, dalla Ciociaria, dalla Basilicata, dalla Puglia. Ognuna aveva il suo rituale, il suo costume, il suo canto. Le ricerche di storia religiosa ci hanno dato un grande spaccato di questa gente che si metteva in cammino con meno di niente, ma sulle strade camminava per raggiungere il proprio caro "Michelino riccitello" e ricordare al momento dell'uscita dalla Grotta per il ritorno: «Se l'anno prossimo non ci vediamo qui, ci vediamo all'eternità».
Da alcuni decenni i lunghi percorsi a piedi sono scomparsi, le compagnie raggiungono Monte Sant'Angelo con i pullman e fanno solo gli ultimi chilometri a piedi. Solo la Compagnia di San Marco in Lamis va ancora ininterrottamente in pellegrinaggio comunitario a piedi alla Grotta - Basilica con un rituale simile da secoli. Oltre quattrocento sammarchesi si mettono in cammino a maggio per questo pellegrinaggio comunitario di tre giorni. Il percorso è quello che per quindici secoli hanno percorso sia pellegrini "illustri" che semplici camminatori in ricerca dell'Assoluto.
Dal 1995 da Vieste è stato ripreso il secolare pellegrinaggio comunitario di settembre che vede la partecipazione di oltre quattrocento persone che nella notte attraversa la Foresta Umbra per raggiungere a mezzogiorno il santuario garganico come hanno fatto nei secoli passati anche papa Alessandro III, tanti santi, eremiti, eroi e semplici pellegrini.
Dagli inizi degli anni '90 del XX sec. alcuni devoti sammarchesi, che vanno anche a maggio, realizzano un pellegrinaggio a piedi anche a settembre, come uno dei diversi pellegrinaggi comunitari che si facevano da San Marco in Lamis fino agli inizi del XX sec. Il pellegrinaggio ha un rituale molto articolato ed è impostato come un pellegrinaggio di penitenza e di ritiro spirituale.
Da pochi anni il Club Alpino italiano fa a piedi un Cammino dell' Arcangelo sulla "Via francigena del Sud" da Benevento a Monte Sant'Angelo.
Da quest'anno è partito il cammino "Con le ali ai piedi - Nei luoghi di San Francesco e dell'Arcangelo Michele" per pellegrini a piedi o in bicicletta che da La Verna arrivano ad Assisi, Spoleto, Rieti, passano per l'Abruzzo, il Molise e arrivano a Monte Sant'Angelo. Un cammino completo da Montagna Sacra a Montagna Sacra, da La Verna dove il santo di Assisi ricevette le stimmate, alla Montagna Sacra all'Arcangelo Michele, e di Francesco grande pellegrino medievale. Quasi 900 km di passi pellegrini divisi in totale in 41 tappe.
Quest'anno riprenderà dopo alcuni decenni il pellegrinaggio a piedi più antico, quello fatto da Siponto (Manfredonia) in ricordo dello storico primo pellegrinaggio fatto alla grotta angelica, oltre 15 secoli fa, dal vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano, e dai sipontini. Partirà proprio dalla Basilica sipontina, luogo delle apparizioni al santo vescovo, per raggiungere la Grotta angelica del monte sacro all'Arcangelo.

E' ancora facile incontrare pellegrini che solitari camminano su queste strade che hanno visto per secoli milioni di pellegrini. L'ultimo Papa pellegrino alla Grotta dell'Arcangelo è stato Giovanni Paolo II, nel maggio del 1987.
Quest'anno i padri della Basilica di Monte Sant'Angelo hanno pensato di dare un maggiore impulso al pellegrinaggio a piedi verso la grotta dell'Arcangelo con il coordinamento dei vari pellegrini che giungono in occasione della festa del 29 settembre.
I pellegrini a piedi che da San Marco in Lamis, da Vieste e da Manfredonia giungeranno a mezzogiorno del 29 settembre, ognuno dai propri paesi di provenienza, per poi partecipare alla "Santa Messa del pellegrino" nella Grotta saranno una nota in più nella Festa di quest'anno.
I tre pellegrinaggi sono organizzati per essere aperti a chiunque voglia partecipare nello spirito proprio di ogni pellegrinaggio che rappresenta una storia secolare e una ritualità antica e moderna nello stesso tempo. In questi anni diversi forestieri hanno partecipato con quelli di Vieste e di San Marco in Lamis, si auspica sempre una maggiore partecipazione anche di altri in modo da dare la possibilità a tanti di partecipare a questo grande momento di fede e di partecipazione collettiva.
I pellegrini giungeranno alla presenza dell'Arcangelo nella sua Grotta, dai vari punti cardinali con itinerari e rituali diversi, ma con un unico scopo: fare un "pellegrinaggio" nel senso pieno del termine.
Durante il pellegrinaggio ognuno avrà la possibilità di "sentire" il proprio cuore e il proprio silenzio; di vedere la notte che si apre all'alba del nuovo giorno e, nel salire il monte, vedere la luce piena e libera; di vivere un itinerario di conversione e avvicinamento a Dio nella preghiera e nella scoperta del fratello durante il cammino a piedi; di assaporare la bellezza della semplicità e del sacrificio per raggiungere una mèta della propria vita evitando le facili "scorciatoie".
Arrivando a Monte Sant'Angelo non si andrà a vedere una grande architettura costruita da mani d'uomo, ma una umile grotta che, dopo il lungo cammino, ci farà scoprire la bellezza di Dio e la semplicità con cui si manifesta la Sua infinita grandezza. Nella Grotta ci sentiremo piccoli davanti al grande mistero che non disdegna di farci scoprire il Suo Grande Amore per la Vita: in quel momento potremmo immergerci nel seno della Trinità con l'aiuto di san Michele Arcangelo e del nostro angelo custode.
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