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“Monte e i suoi cittadini, da 15 anni, vivono in un degrado politico e civile” PDF Stampa E-mail
Scritto da antonio stuppiello   
Lunedì 01 Febbraio 2010 16:56

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"Rifondare la politica, tornare a educare, far nascere la coscienza di essere persone che non vivono isolate... invece, solo un mare d'indifferenza". Antonio Stuppiello e la sua analisi sulla vita politico-amministrativa di Monte Sant'Angelo.


Se uno il coraggio non ce l'ha non se lo può dare, risponde don Abbondio al cardinal Federigo che lo rimproverava per il suo comportamento. Così sta accadendo nella vita politico-amministrativa di Monte Sant'Angelo. Probabilmente, come per don Abbondio, non si tratta di malafede o di pigrizia; forse è proprio la mancanza di orizzonti, la vista corta che non fa intravedere possibili occasioni di sviluppo della città. E' superfluo dire che del niente che ha tenuto occupate le ultime amministrazioni cittadine; ultimamente l'Unesco era diventato il morso della tarantola: tutti agitati, mai fermi in danze parossistiche fino allo sfinimento, finito per ora in niente. La Biblioteca comunale intanto è stata chiusa, per i dovuti  standard di sicurezza, o per altro, chissà. E' tutto un mistero in questo paese. Dei Longobardi sembra rimasta la forte tendenza alla faida, e poi il silenzio dei cittadini. Gente cupa, seriosa, intenta a contare ad accumulare solidi. I difetti nazionali a Monte si moltiplicano. Ma non si può più continuare così perché la città è ridotta allo stremo: non si sa più cosa inventarsi per spremere denaro. Città muta, torva, usuraia, mafiosa.

La città dell'Unesco da alcuni mesi è ridotta addirittura senza bagni pubblici. "GUASTO"- "GUASTO"-"GUASTO"-"GUASTO", tutti guasti i bagni, con i turisti che affollano  la piazzetta antistante la Casa del Pellegrino del santuario micaelico.

Dall' agosto del 2009 i bagni pubblici sono chiusi. Non so se mi spiego, la Monte dei Longobardi barbaramente privata di un servizio essenziale. Come mai? Ma non c'è un osservatorio, qualcuno che controlli, che si renda conto delle cose più necessarie alla vita di una città che sarebbe turistica, che addirittura è ancora candidata (il Santuario di S. Michele) a far parte dei beni  dell'umanità?

Io modestamente penso che ormai il livello, la formazione, il senso civico medio dei politici si sia molto abbassato rispetto a qualche decennio addietro. Sarà l'effetto della politica tatcheriana, dove "tutto ciò che è pubblico appare vecchio, mentre il nuovo è sempre privato e tecnologico. Dicendo che la società non esiste più, ma ci sono solo uomini e famiglie, tutti azionisti, la Thatcher enunciava un'utopia nuova. Poi, però, per superare le classi ha demolito anche le strutture sociali. La politica oggi si è fatta così piccola rispetto all'economia e alla finanza che la nostra vita dipende molto più dalle prossime promozioni che dalle prossime elezioni."(M. Romani, "Venerdì di Repubblica",n.1136/o9).

Non trascurando l'effetto Craxi, che in Italia è stato lo sdoganamento di fantasiose modernità grazie alle quali la politica è diventata spettacolo indecoroso e irresponsabile di abilità da giocoliere, da capo arringatore del "popolo" che dava lo spago al successivo vuoto populismo berlusconiano, riformatore della Repubblica che diviene studio televisivo, con premiazione degli istrioni più bravi.

Così, con la politica svuotata di ogni ideale che non sia il potere e la ricchezza i nostri paesi meridionali si ritrovano tagliati fuori da ogni reale sviluppo economico e, naturalmente, politico.

Si assiste quindi all'assalto al Municipio, non da parte dei cafoni coi forconi, ma di tanti personaggi che devono "farsi". Tolta qualche eccezione, peraltro impotente, è questa la fisionomia del politico di oggi.

Speculazioni d'ogni genere, brutture su brutture, da quelle visibili a quelle invisibili. Se la politica è diventata aspirazione al potere, l'Italia deve stare attenta a non ritrovarsi in uno stato autoritario, viste le grandi riforme della Costituzione che aleggiano minacciose sulle  teste degli Italiani. Siamo i soli in Europa a non considerare i contrappesi che un esecutivo forte deve avere, come succede in America e negli altri stati europei. E non ci consola il proverbio che dice che quando mancano i cavalli corrono gli asini.

Qui purtroppo abbiamo i volponi che vogliono spazzare via la Repubblica democratica per sostituirla con una antipopolare, antidemocratica, dove la dignità del lavoro è sostituita dalla "moderna" competitività.

Tutto questo oltre ad essere esiziale per il Paese, sarebbe tragico per il Sud, dove la modernità è arrivata solo nei suoi aspetti negativi, mentre manca ancora un cambiamento strutturale che ci ponga a livelli di normalità. Il sottosviluppo ci attanaglia, e le cronache di questi giorni ne sono il chiaro segno Monte Sant'Angelo non sfugge a tali limiti.

E' stato scritto da parte di alcuni circa un piano per la città, sulle potenzialità che di potrebbero trasformare in realtà vive, ma abbiamo visto anche la desolazione culturale, la ristrettezza mentale di tanti che si chiudono nel proprio egoistico interesse disinteressandosi della comunità in cui vivono.

Dai politici, agli amministratori, ai cittadini è un silenzio omertoso e mortale che porterà Monte a diminuire, a rimpicciolirsi fino ad un acrocoro intorno al Santuario, unica risorsa e tesoro di Monte.

Se non cambiano i criteri, la mentalità e quindi gli interventi per la città, non c'è altro futuro che l'isolamento e la fine per una città che ha la sfortuna di essere popolata da gente senza un soffio di generosità, di senso del bene comune, di sano orgoglio per la propria cultura (non il vuoto e stucchevole folklorismo da gruppo di  dopo lavoro).

Ma non siamo speranzosi, un silenzio pauroso e assordante, un indifferenza cinica, una freddezza indicibile ricopre la città anche dopo fatti gravissimi. E' una sorta di annichilimento.

Rifondare la politica, tornare a educare, far nascere la coscienza di essere persone che non vivono isolate, ma comunitariamente sarà ancora possibile? Chi ritiene questo scritto inutile perchè "moralistico", quando invece la politica è calcolo, razionalità, puri fatti, dati oggettivi e concreti ha ragione, ma non si può tuttavia rinunciare a qualche riflessione che richiami il bene comune come esercizio anche della moralità.

In fondo la politica stessa, tolta la pura violenza bestiale, è elaborazione, è pensiero, è "morale", visto che include il comportamento, le azioni private e pubbliche.

E quelli che sono cattolici praticanti, le autorità pastorali parrocchiali e diocesane hanno orecchie, hanno bocca per una buona denuncia che dia come esito una buona notizia? Siamo tutti nella stessa barca oppure no? Se non siamo nella stessa barca tutto ciò che abbiamo detto è inutile. E francamente penso che non siamo nella stessa barca.

E nel frattempo il turista che arriva al Santuario di S. Michele se ha bisogno del bagno deve cercare il bar più vicino e chiedere di usarlo. E le pavimentazioni del corso sbagliate e rifatte nei tratti più critici, e le mansarde che diventato fisse, malgrado le ingiunzioni di demolizione, e il verde pubblico che in città è sostituito dai palazzi, e tutte le cose di cui si è già detto.

Sia chiaro che qui non c'è alcun riferimento personale a questo o a quello, diciamo soltanto del degrado politico-civile della città e dei cittadini registrato nell'ultimo quindicennio in modo particolare. In attesa di tempi migliori e di migliori tecnici, la burocrazia che spesso tiene per il collo lungamente intere amministrazioni e città, speriamo che almeno vengano aperti quanto prima i bagni pubblici nella città di Monte Sant'Angelo... candidatura Unesco: "Centri di potere e di culto" una volta, ora solo" Centri di potere", secondo la nuova proposta Unesco.

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Commenti (11)Add Comment
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scritto da Girolamo Arciuolo, 01 febbraio 2010
I sentimenti e le valutazioni espresse da Antonio sulla situazione della nostra Comunità, sono ampiamente condivisi.
Mi interessa davvero poco la polemica sul passato. Certamente vi sono tante responsabilità del ceto politico montanaro, ma la questione riguarda, a mio avviso, tutta la comunità.
Abbiamo smesso da troppi anni di produrre reddito. Questa, in una sola frase è la mia tesi.
In altri termini, la crisi culturale e morale di Monte S. Angelo, che poi diventa crisi politica e anche crisi economica, è la conseguenza diretta della scarsa capacità di impresa di cui soffre da troppi anni Monte S. Angelo.
Ci sono dati economici per molti versi rivelatori da cui partire.
Una ancora significativa capacità di risparmio (frutto di antichi e prolungati risparmi oltre che, e soprattutto, da antiche attività imprenditoriali di padri, di nonni e, talvolta, addirittura di bisnonni) che riempie i forzieri delle banche montanare e talvolta anche di quelle viciniore, fa da contrappunto a una propensione agli investimenti produttivi scarsa o scarsissima.
Può una città che non produce ricchezza nuova che non sia quella della "rendita", produrre valori positivi e un futuro per i giovani di questa comunità?
Questo a mio avviso è il tema.
L'uomo, insegna Antonio anche nella sua veste di teologo, può e deve operare. L'uomo produce ciò che gli sta intorno con il suo lavoro.
Come si produce il mondo che ci circonda?
Con il lavoro e con l'impegno.
Ciò che ci circonda, diventa il contesto nel quale non solo si esprimono, ma nel quale più significativamente si "fabbricano" i nostri valori, i nostri sentimenti, le regole del nostro agire in comunità.
Bisogna ritornare a pensare in termini di produzione e di sviluppo, e abbandonare, invece, uno stile di vita e un sistema di valori impregnato di sentimenti e atteggiamenti reazionari e "avari".
Una volta i montanari erano più generosi e sicuramente più operosi.
Una certa intellettualità montanara, impregnata di conservatorismi, di antimodernismi, di moralismi antiproduttivstici, deve farsi un severo esame di coscienza e chiedersi se non faccia il paio con la politica che non governa i processi, in chiave evolutiva,. ma che si limita colpevolmente ad "amministrare", e, talvoltra, semplicemente a smistare in maniera impotente qualche povera e disperata richiesta di "raccomandazione".
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scritto da Matteo li Bergolis, 02 febbraio 2010
Raramente faccio commenti, ma questa volta proprio non riuscivo a resistere. Perchè a questa lettera va data piena risonanza, e la sottoscrivo appieno.
Anni fa, qualcuno a MSA aveva un interesse spassionato per la cultura e per la comunità in cui viveva...spinto da questi interessi è riuscito a fondare una splendida e fornita biblioteca comunale, ricorrendo anche a mezzi propri.
Sono anni che viviamo nella vergogna di non avere piu' una biblioteca. Quando lo dico alle persone che incontro in giro per il mondo tutti stentano a crederlo. E tutto questo va avanti come se fosse perfettamente normale. Ma chi se ne frega, no?
Tanti complimenti, cari amministratori (di ieri e di oggi), questo è più che sufficiente a descrivere quello che siete. L'articolo del sign. Stuppiello usa addirittura troppe parole. I fatti parlano da soli e bastano a farvi "onore". Non ci sono scuse che tengano!!
Promotori dell'ignoranza, come potete pretendere legalità e civiltà dalla cittadinaza, se le togliete una preziosissima fonte da cui attingerle?
Non ci stupiamo, allora, se monte è diventata "città muta, torva, usuraia, mafiosa".
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scritto da kazzam, 02 febbraio 2010
Invece la polemica sul passato è importante eccome! Almeno per tre ragioni diverse:
1) perchè solo un'assunzione di responsabilità sul passato può ridare parte della credibilità a partiti e classe politica oggettivamente coinvolta nel disastro dell'ultimo quindicennio denunciato da Antonio Stuppiello
2) perchè è troppo comodo ignorare critiche sul presente e adesso sdegnosamente (e con un po di snobismo arrogante) non essere interessati al passato. Così facendo ogni critica è presentata sempre come inopportuna. Troppo comodo, davvero troppo comodo
3) perchè non è ammissibile consentire alla classe politica il beneficio del salvacondotto sulle ignominie passate. Dopo avere occupato tutti i luoghi della democrazia e posto l'incapacità al potere, almeno consentiteci di conservare la memoria storica di chi, con il suo opportunismo, la sua ignavia, è stato corresponsabile del degrado riportato nell'articolo. Almeno la memoria storica lasciatecela...
Un ultimo commento sulla lettura economicista del lettore Arciuolo. Ridurre le dinamiche sociali degli ultimi ventanni a MSA alla sintesi della mancata produzione di reddito non è segno di chiarezza ma solo un errore vistoso.
I redditi si producono nei territori nei quali si investe. E gli investimenti sono anche connessi alla fiducia nello sviluppo. E la fiducia nello sviluppo è anche fiducia nella propria classe dirigente. Ma se la classe dirigente si mostra insipiente, strutturalmente avversa al merito, arroccata in difesa dei propri piccoli privilegi, come si fa a rischiare e fare impresa? Ma parlare del passato è polemica...
Mi è chiaro che la politica a MSA non si è limitata ad amministrare e a smistare in maniera impotente qualche povera e disperata richiesta di "raccomandazione". Purtroppo la politica a MSA ha fatto ben altri scempi. E questa minimizzazione, al pari della lettura redditual-economista, mi sembra una rappresentazione un po pelosa della realtà. Costruita bene per accreditare l'idea che la politica è il realtà debole e che deve essere più forte. Forse per poter più liberamente porre le basi per altri 15 anni di degrado?
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scritto da Scout, 02 febbraio 2010
Intervengo poco, ma leggo e da qualche tempo mi sto chiedendo chi sia Kazzam.
Poi ho capito.
Molta slealtà.
Lasciamo perdere.
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scritto da tolano, 02 febbraio 2010
Il prof. Stuppiello prima descrive bene la "fisionomia del politico di oggi", peraltro condivisibile, poi in chiusura si scusa "qui non c'è nessun riferimento personale a questo o a quello". Bisogna anche prendersi le responsabilità di quello che si dice senza tentennamenti o sconti di sorta.
Punto secondo ricordiamoci che gli "asini che corrono", "i personaggi che devono farsi" vengono eletti dalla comunità, quindi penso che questi ci meritiamo se li eleggiamo.
I cavalli non corrono perchè hanno ben altro a cui pensare.
Punto terzo, negli ultimi anni abbiamo assistito al sogno della fabbrica, che in molti casi è diventato un incubo, che ha assorbito le forze ed ha appiattito le idee.
Quando si parla di investimenti produttivi mancanti a cosa si pensa? Si sparano delle frasi fatte, mi riferisco ad Arciuolo, o si hanno delle idee chiare? Si pensa alle acciaierie, ad altre industrie? A mega strutture? No, io non penso ci sia bisogno di questo. Sono convinto che è necessario ritornare alle botteghe, all' artigianato, all'inventiva, la professionalizzazione per fare cioè microimpresa, ed una classe politica che voglia dare un contributo deve individuare gli strumenti necessari per realizzare tutto ciò. Siano essi microcrediti, formazione mirata, accompagnamento nella giungla della burocrazia, ecc...
Una volta (mi sa nella scorsa amm.) si doveva istituire uno sportello crea impresa. Che fine ha fatto?
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scritto da Dantes, 02 febbraio 2010
Dire che il degrado civile, economico e morale di Monte sia imputabile alla dirigenza pubblica (di qualsiasi livello) degli ultimi 15 anni equivale a riscattare e rimpiangere la dirigenza della prima repubblica!

La verità è che stiamo pagando il conto di quell' "allegra" dirigenza (che ha finanziato l'economia col debito,i BOT), e l'attuale situazione è la punta di un'iceberg che prima o poi doveva apparire. Negli ultimi vent'anni ci sono stati cambiamenti epocali e l'Italia in genere, ma Monte in particolare, si è fatta travolgere da questi, cogliendone l'aspetto drammatico della destrutturazione necesaria per il cambiamento e non l'aspetto positivo delle riforme, delle novità dell'azione. Nella teoria evolutiva si parlerebbe di ADATTAMENTO, ed è proprio questo che non c'è stato con tutti gli aspetti di riorganizzazione economica, politica civile e sociale che ciò richiede.

La caduta del Muro di Berlino è stato il punto critico.

Da quel momento si è cominciato a parlare di Europa, di integrazione e globalizzazione. L'Europa diventa una realtà prima economica e poi politica nel '92. Nello stesso anno cambia completamente il volto politico dell'Italia e le stesse politiche. D'ora in poi ci sono le Direttive ed i Regolamenti europei che pretenderanno l'armonizzazione; l'Euro condizionerà la politica economica (niente più svalutazioni competitive); la Lega pretenderà il federalismo che porterà a quella modifica del Titolo V della Costituzione che obbligherà le strutture decentrate dello Stato ad essere un pò più autonome.

Ciò ha preteso una maggior managerialità della politica e scelte tempestive di medio lungo termine, dovendo creare condizioni nuove di sviluppo in condizioni di contesto(ambiente) completamente nuove.

Altra profonda novità è stata la riforma del lavoro del 2001: cade il concetto di posto fisso e quindi l'immagine "mammona" della politica. La flessibilità prende il posto della più rassicurante sicurezza e le precedenti strade di emigrazione ( verso il nord industrializzato o altri paesi europei) non sono più percorribili. E allora che fare in questo nuovo scenario? All'adattamento dinamico si è scelto quello statico dell'immobilismo, illudendosi che tutto torni come prima.
Monte ha una situazione non dissimile da quella di altre realtà.

La disoccupazione a Monte era drenata dall'emigrazione che garantiva rimesse dall'estero ma portava anche a strutturazioni sociali particolari. Nelle famiglie degli emigranti i figli crescevano in fretta e la solidarietà era molto più presente.

La scuola formava e la comunità montanara ruotava attorno alla famiglia.

La politica? La politica era legata al centro (ROMA) e consisteva in garantire il buon andamento di qualcosa che andava da sè. Quindi tizio o caio facevano la stessa cosa poichè la comunità montanara andava da sè. Poi ci sono stati i cambiamenti che hanno fatto emergere l'incapacità di decidere ma sopratutto l'inadeguatezza del ruolo della classe politica. Ciò che gli veniva chiesto non era più autoreferenzialità ma governo, cioè decisioni, scelte, impegno, programmi; managerialità pubblica al livello appropriato (locale).
Si rendeva necessaria riqualificare la forza lavoro e per eliminare la disoccupazione di lunga durata,quella che diventa cronica,l'Europa chiede e finanzia(FSE, FERS...) la formazione dei disoccupati dandogli nuove possibilità di occupazione adeguate a ciò che chiede il mercato del lavoro.
Quanti corsi di formazione ci sono stati a Monte?
La scuola ad un certo punto ha smesso di formare. Si parla di Monte come paese ad economia fondata sul turismo.
Dov' è un Istituto alberghiero a Monte e dove sono iniziative dirette a formare personale addetto al turismo?
Dove si potrebbero formare delle guide turistiche? Parliamo di grande patrimonio artistico, ma se non lo conosciamo, non lo sappiamo proporre, non lo sappiamo "vendere" come possiamo renderlo una risorsa?
Perchè non si organizzano dei percorsi scolastici serali che diano delle possibilità di recupero a quanti hanno abbandonato la scuola e che sono fuori dal mercato del lavoro perchè privi dei titoli scolastici?
Oppure dei corsi per l'artigianato, di panificatori, pasticcieri...
Sicuramente non sono la panacea per tutti i mali di monte ma almeno si dà ai tanti giovani disoccupati una possibilità in più e sopratutto ci si allinea a quelle che sono tendenze del futuro: flessibilità e mobilità.
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scritto da Girolamo Arciuolo, 03 febbraio 2010
Tolano si chiede se si hanno idee precise in materia di sviluppo e teme che si possa pensare alla grande industria, mentre si augura che si trasti di microimpresa. Poi pone il tema a mio avviso centrale quando dice che la politica deve individuare gli strumenti per operare.
Sono daccordo con quello che dici, anche se io non ho affatto paura della grande industria.
siamo rimasti scottati dall'esperienza ENICHEM e adesso assistiamo alle vicende FIAT di Termini Imerese.
In effetti la questione Monte S. Angelo non è afatto disgiunta rispetto a quello dell'intero Paese.
L'Italia sta accumulando dei ritardi gravissimi, mentre si racconta in televisione che tutto va bene. Ma non è di questo tema che dobbiamo occuparci.
Le cose da fare sono poche e precise.
In primo luogo occorre ripensare il sistema formativo.
la scuola deve fornire strumenti adeguati perché un giovane possa proiettarsi in questo territorio.
ma quali gli scenari produttivi da proporre?
Qui il tema diventa difficile o, addirittura difficilissimo.
Dantes spiega bene le ragioni della crisi della classe politica montanara e mi permetto di riassumerle.
fondamentali riforme economiche e istituzionali, hanno imposto al livello locale il passsaggio dall'amministrazione al governo.
Ciò richiede un salto di qualità considerevole della tecnostruttura amministrativa e della classe politica.
Noi invece siamo andati, se possibile indietro e abbiamo ingolfato i nostri uffici con ogni sorta di "sanatoria" di personale variamente precario.
La selezione sul merito l'abbiamo fatta/passata (mi ci metto dentro, perché anch'io sono vincitore di alcuni concorsi anche se poi ho fatto la scelta del rientro) tanti di noi montanari in ogni parte d'Italia, ma non a Monte S. Angelo.
Adesso non c'è più spazio per errori e occorre recuperare il tempo perduto.
occorre selezionare classe politica e rifuggire consapevolmente dal realismo politico della sommatoria di voti.
occorre avere il coraggio di perdere su un progetto serio. occorre investire sulla qualità.
occorre selezionare personale amministrativo serio, semmai accedendo alla mobilità (che è poi imposta per legge).
Gli strumenti ci sono.
I comuni oramai si governano, mentre l'amministrazione spetta, tendenzialmente, alla tecnostruttura.
Il governo dei processi lo si fa progettando (e occorrono pertanto professionalità spendibili in tal senso) e accedendo a fonti di finanziamento, laddove strettamente necessari.
occorre mettere in moto l'iniziativa privata endogena ma anche quella esogena.
occorre porre al centro dell'agenda il tema della sicurezza e della legalità.
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l'elenco delle cose da fare potrebbe essere lungo, ma credo che si possa riassumere in poche chiare parole.
"occorre selezionare".
cordialità
Mimmo Arciuolo

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scritto da kazzam, 03 febbraio 2010
Aggiungerei una cosa da fare alla lista: che i partiti non si occupino neanche indirettamente di questa lista di cose da fare, per evitare che, essendo la politica a selezionare, sia data alla classe comicamente dirigente di MSA il compito di prendere decisioni su questi temi.
Io credo che il primo punto da affrontare è come liberarsi della classe comicamente dirigente di MSA e delle strutture e sovrastrutture che l'hanno selezionata. Un dibattito serio dovrebbe aprirsi su ruolo e requisiti dei partiti politici, prima di delegare loro il compito di "selezionare" (ma su questo tema mi pare cada il silenzio dei comici di MSA).
Non vorrei mai che decisioni rilevanti sul mio futuro siano affidate a questa classe comicamente dirigente a cui non riconosco alcun primato (se non quello, oggettivo, dell'essere ridicoli non in senso offensivo ma nel senso di far davvero ridere a crepapelle; ancora rido pensando ai risultati delle primarie). Una parte considerevole del mio futuro è già stata irrimediabilmente rovinata da partiti e politici inadeguati (negli ultimi venti anni ed anche prima, molto prima...). Credo che la società civile oggi pretenda garanzie dalla politica, senza aperture di credito in bianco.
Perseverare sarebbe diabolico...
P.S. Piccole cose da fare: a Manfredonia Vendola apre un centro giovanile intitolato a Peppino Impastato. Non saprei immaginare un paese che parla di legalità senza una via/strada/iniziativa intitolata a questo gigante della lotta della società civile contro la mafia
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scritto da Leonardo, 03 febbraio 2010
Dall'analisi di quello che ho letto e di tutti i relativi commenti mi viene proprio voglia di pensare che tutti quanti noi me compreso siamo diventati proprio come "tanti Don Chisciotte della Mangia" e le numerose e legittime aspettative che vorremmo, purtroppo vengono scambiati con i numerosi "mulini al vento"!
Ma come ci viene in mente di sognare cose che se pur legittime sono oramai irrealizzabili? Che diritto abbiamo purtroppo di sognare?
Quando vedo che i nostri "politicanti e politichicchi di turno( purtroppo con qualche variante sempre quelli e comunque sempre fatti della stessa pasta)non riescono oramai neanche più ad elargirci una panchina in più durante le freche estati al "Monumento" costringendo noi ultimi sognatori a stiparci in tanti su quelle poche che miracolosamente ci hanno "donato" nella notte dei tempi, penso che sognare questi bei progetti rappresenta per me un "vagare nel nulla".
Cordiali saluti a tutte le persone di buona volontà!
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scritto da SOCRATE, 04 febbraio 2010
QUANTE BELLE PAROLE, MA MI CHIEDO COME MAI CON TANTE PERSONE CON CAPACITA' DI OSSERVAZIONE DI COSI ELEVATO SPESSORE NON CI SIA NESSUNO CHE PREVALGA IN MODO ASSOLUTO SU QUESTA CLASSE SOCIALE MEDIOCRE E SUPERFICIALE,SOLO IN GRADO DI PENSARE AI PROPRI INTERESSI.
E MAI POSSIBILE? EPPURE SONO PASSATI ALMENO UNA QUINDICINA DI ANNI ,DA QUESTO LUNGO E LENTO DEGRADO SOCIALE,CULTURALE,POLITICO,URBANISTICO.
DOVE ERA LA PARTE CULTURALMENTE DIVERSA IN GRADO DI OSSERVARE,GIUDICARE,MENTRE IL PAESE O LA CITTA' DEI LONGOMBARDI SPROFONDAVA NEL NULLA.....
BASTA OSSERVARE LE ULTIME COSTRUZIONI , ENTRANDO A MONTE ARRIVANDO DALLA BELLA PIANURA DI MACCHIA,PER CAPIRE IL LIVELLO DIRIGENZIALE POLITICO DEL PAESE.EPPURE CE VOLUTO DEL TEMPO PER FARE TUTTO CIO'.ALLORA MI CHIEDO PERCHE' DA QUINDICI ANNI CHE CI SI FA SOLO POLEMICA E CHIACCHIERE,MA NESSUNO VERAMENTE FA QUALCOSA PER QUESTA MERAVIGLIOSA MONTE......LONGOMBARDA
FORZA E ORGOGLIO SOMMATA A CULTURA ,E SENSIBILITA'VERSO LA VITA E RISPETTO DELLA STESSA,POSSONO FARE LA DIFFERENZA,E A MONTE INIZIANDO DA QUESTO MERAVIGLIOSO MEZZO "IL DIARIO MONTANARO"IL MIRACOLO PUO AVVERARSI.
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scritto da tifosodelmilan, 06 febbraio 2010
Quando un paese non investe nei giovani e' destinato alla morte....

I giovani fanno paura,e' stato sempre cosi.

Come nella musica,la musica lirica faceva paura.

La musica classica faceva paura.

Paganini faceva paura.

La musica pop faceva paura.

La musica rock faceva paura.

La musica Punk faceva paura.

La musica rasta faceva paura.

La musica dei Dead Dogs faceva paura.

A Monte c'e' il deserto politico........

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