"Usciamo dal palazzo e ascoltiamo i cittadini"... "continuare sullo stesso percorso di questi anni sarebbe, oltre che un suicidio politico, un danno per la comunità e mi vedrebbe costretto a ripensare e a ridisegnare il mio ruolo politico e amministrativo"...
Donato di Bari, esponente di Sinistra Ecologia e Libertà, è vicesindaco di un'amministrazione targata Udc-Pdl.
All'indomani delle elezioni per le primarie del candidato presidente alle regionali del centro sinistra e la relativa vittoria di Vendola, il Vicesindaco Di Bari dichiara: "Le primarie pugliesi hanno dimostrato anche che chi amministra bene, chi governa in modo convincente viene lodato e premiato dai cittadini. E questo mi porta ad operare una doverosa riflessione sull'operato della maggioranza e della giunta di cui faccio parte".
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Il risultato delle elezioni primarie mi rende molto felice e soddisfatto, Nichi meritava questo encomio dai pugliesi, un chiaro segno di apprezzamento per i risultati raggiunti in questi anni di governo della Puglia. I cittadini della nostra regione non vogliono rinunciare al cambiamento avviato da Vendola e hanno chiesto a gran voce di voler continuare il percorso della "rivoluzione gentile" intrapreso 5 anni or sono.
Il risultato delle primarie, a mio modo di vedere, rappresenta anche il preciso segnale di una richiesta da parte dei cittadini di voler essere protagonisti delle scelte politiche contro l'arrogante pretesa dei partiti di volerli supini e disposti a rispondere, a comando, alle richieste e ai capricci dei dirigenti di turno. Fare della buona politica non significa chiedere ai propri iscritti e sostenitori di sacrificare le proprie idee sull'altare della "disciplina di partito", ma piuttosto sforzarsi di inventare nuovi percorsi per mettersi davvero al servizio dei cittadini. Ciò che muove la gente, il popolo, sono gli ideali, le grandi idee e non le fredde strategie e il tatticismo politico.
Le primarie pugliesi hanno dimostrato anche che chi amministra bene, chi governa in modo convincente viene lodato e premiato dai cittadini. E questo mi porta ad operare una doverosa riflessione sull'operato della maggioranza e della giunta di cui faccio parte.
A due anni e più di mandato amministrativo bisogna ammettere con onestà che non tutti i montanari sono soddisfatti dell'operato della giunta a guida Ciliberti. Di questo bisogna prenderne atto ed operare una serena e profonda riflessione. Chi è chiamato ad amministrare deve sforzarsi di farlo senza riserve, senza fuggire di fronte alle inevitabili difficoltà che si incontrano durante il percorso, assumendosi la piena responsabilità di tutti i problemi che la città vive senza nascondersi dietro alibi o scappatoie. Questo è ciò che ho fatto personalmente senza risparmiarmi e, benché, ritengo di aver raggiunto risultati importanti nei settori di mia competenza, l'onestà politica e intellettuale mi porta a constatare che bisogna avere il coraggio di accettare il giudizio dei cittadini. Un giudizio che, a due anni e più di mandato amministrativo, non è del tutto positivo e in alcuni casi è, addirittura, molto negativo. Pertanto, trascurando le inevitabili critiche e polemiche strumentali che di solito investono chi amministra la nostra città, ritengo sia necessario ed urgente operare una seria e sincera riflessione sull'opinione espressa dai cittadini, sulle loro sollecitazioni e suggerimenti, che celano sempre precisi bisogni, per operare opportune correzioni al nostro modo di amministrare e, soprattutto, al modo di rapportarsi con la comunità e le sue varie componenti. Non avrebbe alcun senso arroccarsi nel palazzo, ignorare l'opinione pubblica e andare avanti a tutti i costi e in ogni modo sotto la bandiera di un'esiziale atteggiamento autoreferenziale. È urgente ristabilire una rapporto di osmosi con i cittadini, ascoltare con attenzione e sensibilità le loro richieste, i loro bisogni e sforzarsi di calibrare l'azione amministrativa in funzione delle necessità e delle istanze della città. Tutto questo vuol dire partecipazione.
Continuare sullo stesso percorso di questi anni sarebbe, oltre che un suicidio politico, un danno per la comunità e mi vedrebbe costretto a ripensare e a ridisegnare il mio ruolo politico e amministrativo. La maggioranza, e soprattutto la giunta, deve avere il coraggio di svelare le ragioni di alcune difficoltà che spesso bloccano il lavoro amministrativo, ha il dovere di informare tutti i cittadini senza avere il timore di scontrarsi con alcune forme di potere che da troppo tempo dominano palazzo di città. Fare politica vuol dire anche avere il coraggio di attraversare strade impervie convinti di essere nel giusto e di operare per il miglioramento della propria città.
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