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Via Sacra Langobardorum o Via Francigena?

Scritto da prof. giuseppe piemontese il .

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In questi ultimi anni il culto micaelico è all'attenzione di diversi studiosi, che si interessano, non solo degli aspetti religiosi, ma anche della funzione che esso ebbe nella creazione dell'Europa, specie in quei secoli di transizione fra il Tardoantico e l'Altomedioevo.


Studi che sempre più privilegiano i grandi itinerari della fede, fra cui Gerusalemme, Roma, Santiago di Compostela e la Via Sacra Langobardorum, la cui esistenza è legata alla presenza del culto micaelico sul Gargano, sorto alla fine del V secolo.

Culto che contribuì a far si che il processo di integrazione dei Longobardi con la gente latina fosse più facilmente attuato. Del resto sappiamo che il culto micaelico, di origine orientale, si affermò sul Gargano,  proprio alla vigilia della caduta dell'impero romano (476), e quindi esso si poneva, in maniera emblematica, all'inizio di una nuova civiltà, che sarà quella medievale, sorta dall'incontro fra l'antichità e la componente italica, germanica, celtica, gallica e longobarda.

E questo grazie  soprattutto, ma non esclusivo, all'assimilazione da parte dei Longobardi del culto micaelico, che, ha contribuito ad accelerare il loro processo di cristianizzazione e a far diventare il loro Regno un'entità nazionale, con una unica cultura ed una unica civiltà, ancora prima della presenza dei Franchi in Italia.

In questo quadro di ricerca delle nostre radici storiche,  religiose e culturali una parte non secondaria, nella formazione della civiltà occidentale, spetta, quindi, al  Gargano, con il santuario micaelico e la nascita e lo sviluppo del suo pellegrinaggio.

In questi ultimi anni, infatti, le indagini storico-religiose, oltre che agiografiche, archeologiche ed epigrafiche sul nostro santuario e quindi sul culto micaelico, sono state abbastanza numerose, tanto da creare un nuovo processo di approfondimento e di ampliamento degli orizzonti della ricerca, specie dopo i risultati archeologici delle cripte altomedievali del santuario garganico.

Studi che hanno messo in evidenza, non solo la presenza preponderante della civiltà longobarda in terra meridionale, quanto, grazie ai Longobardi,  una vasta rete di insediamenti micaelici in Italia e in Europa, con relativi itinerari e "vie sacre" legate al culto micaelico.

Recentemente, tuttavia, attraverso alcune pubblicazioni (Corsi, Infante, Bertelli) riguardanti i percorsi su cui sono sorti gli insediamenti micaelici in Italia, si tenta di sottovalutare o negare del tutto l'importanza della Via Sacra Langobardorum, confutandone il significato e la stessa esistenza.

Il tutto a vantaggio di una generalizzazione degli itinerari micaelici, sorti lungo la Via Francigena.

Noi invece, siano convinti che fu propria la presenza dei Longobardi nell'Italia meridionale a dare origine alla Via Sacra Langobardorum, che era ben differente dal percorso canonico della Via Francigena o Via Francesca.

Con i Longobardi, infatti,  si ebbe un grande sviluppo del pellegrinaggio micaelico da Benevento al Gargano, tanto da creare una vera e propria "strata peregrinorum", che prenderà, in seguito, la denominazione di Via Sacra Langobardorum.

E tale noi la chiameremo, in quanto la presenza  qualificante e determinate dei Longobardi nell'Italia centro-meridionale, ha determinato la nascita di una vera e propria civiltà e cultura legata al culto micaelico, civiltà che sopravvivrà anche dopo la scomparsa della Longobardia Maior, ad opera di Carlo Magno (742-814), mentre essa continuerà nella Longobardia Minor, fino all'XI secolo, con al centro la città di Benevento, da cui parte e si sviluppa la Via Sacra Langobardorum.

Del resto di una "strata peregrinorum" longobarda,  si parla già al tempo della regina Ansa, moglie di Desiderio (756-774), la quale aveva dato disposizione affinché i pellegrini diretti al santuario di San Michele sul Gargano avessero la massima protezione da parte delle autorità. Ciò lo si ricava dall'Epitaphium Ansae reginae, riportato dallo storico longobardo Paolo Diacono nella sua opera Historia langobardorum.

Inoltre lo stesso percorso, che va da Benevento verso il Gargano, attraversando i territori di San Severo, la valle di Stignano, la gola del torrente Jana presso San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo, lo troviamo, quale strada di pellegrinaggio micaelico, in un documento dell'849, intitolato Redelgisi et Siginulfi Divisio Ducatus Beneventani, in cui, in seguito alla divisione del ducato di Salerno dal principato di Benevento, si fa esplicito riferimento al pellegrinaggio che si era sviluppato verso il santuario garganico.

Con tale accordo i beneventani si impegnavano a consentire ai salernitani l'attraversamento indisturbato dei propri territori per poter raggiungere il santuario garganico. In seguito abbiamo diversi altri  documenti che attestano l'esistenza di una via sacra verso il santuario garganico (sacra perché nel santuario micaelico vi era la prerogativa dell'indulgenza plenaria).

Il primo documento è del 1030, in cui il Protospatario e Catapano Bicciano parla di una via Francesca che si trova ad est del monastero di San Giovanni in Lamis, fra San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo "...et recto tramite vadit ad stratam francescam et hoc itinere vadit ad montem qui dicitur Castellum"; un altro documento è del 1095, riguardante il conte Enrico, comes montis sancti Michaelis Arcangeli, il quale, dietro richiesta dell'abate Benedetto,  conferma al monastero di S. Giovanni de Lama, le precedenti concessioni di terre, e ne determina nuovamente i confini, permettendo la libera circolazione degli abitanti delle terre vicine nel tratto che corre lungo le pendici occidentali del Gargano fra l'imboccatura della Valle di Stignano e l'abitato di Apricena "...descendit per mediam paludem ad Spinam Pulicis et vadit ad stratam Francescam ubi sunt magni lapides et ascendit ad vallem...".

Altri due documenti, del 1134 di Ruggero II  e del 1176 di Guglielmo II il Buono, fanno riferimento al tratto della via Francesca posto ad est dell'abbazia, immediatamente dopo l'abitato di San Giovanni Rotondo.

Ancora la stessa via Francesca la troviamo in una risoluzione del papa Alessandro III, del 1167, il quale, chiamato a dirimere una questione di possesso tra l'abate del monastero di Santa Sofia a Benevento e quello di San Giovanni in Lamis, identifica il podere in questione dalla sua collocazione in loco qui dicitur Francisca, evidenziando così con  il nome della strada un elemento identificativo di tutta la zona posta ai suoi lati.

Invece la denominazione di Via Francigena la troviamo a riguardo dell'itinerario che si svolgeva lungo la direttiva Aecae-Luceria-Sipontum, citato solo in qualche documento medievale, fra cui uno del 1024, detto Privilegium Baiulorum Imperialium, in cui il Catapano bizantino Basilio Boiannes, elencando i confini della città di Troia dallo stesso fatta riabitare "cum magno studio et velocitate", riferisce  che uno di questi "...tendit ad Montem Aratum, et transit usque ad stratam Bovini, et inde usque ad fraxinum et ficum sicut discendi et ferit ad viam francigenam".

In tutti gli altri casi, come abbiamo visto, il pellegrinaggio diretto verso il santuario di San Michele si chiamava Via Francesca e nella dizione popolare Via Sacra Langobardorum. Via Francigena del sud è una qualifica, quindi, indistinta e generalizzante, che comprendeva l'intero percorso viario del pellegrinaggio cristiano dalla Francia fino a Roma. Mentre quello più specifico riguardante Benevento e il Gargano, sia lungo la direttiva della Litoranea che quella dell'Appia-Traiana,  poteva essere chiamata, come lo intendiamo noi, come Via Francesca o più propriamente Via Sacra Langobardorum, che costituiva un itinerario specifico riguardante l'Italia meridionale, con riferimento esclusivo al santuario micaelico.

A tale proposito così scrive G. Otranto: "Tra le tante strade secondarie che facevano corona alla Traiana, assunse particolarmente importanza la cosiddetta Via Sacra Langobardorum, denominazione che non ha riscontro in epoca medievale, ma viene abitualmente usata dagli studiosi moderni per indicare la via che penetrava nel Gargano da sud-ovest e che era percorsa principalmente dai Longobardi di Benevento per raggiungere la grotta dell'angelo di cui erano particolarmente devoti: per questo fu definita sacra. Nel tratto terminale, passava per l'antica Ergitium, nelle vicinanze di San Severo, attraversava la valle di Stignano, raggiungendo l'attuale convento di San Matteo a San Marco in Lamis, per poi proseguire verso San Giovanni Rotondo, da dove, attraverso la valle di Carbonara, convogliava i pellegrini, che confluivano da tanti  diverticula laterali, verso al grotta-santuario".

Evidentemente l'assunzione del culto micaelico da parte dei Longobardi venne ad incidere positivamente sullo sviluppo sociale e culturale delle popolazioni meridionali, ampliando e intensificando la rete viaria fra Benevento e il Gargano, attraverso la nascita di quella che sarà per antonomasia chiamata la Via Sacra Langobardorum, che costituirà una delle costanti principali di tutto il pellegrinaggio medievale e che diventerà una delle vie principali nel contesto storico-geografico fra Oriente ed Occidente.

Essa sarà la strada di collegamento fra le regioni meridionali e l'Europa centro-settentrionale, e lungo questo asse sorgeranno numerosi insediamenti micaelici, fra cui Mont Saint-Michel in Normandia e l'Abbazia di San Michele in Valle di Susa in territorio di Torino. É l'Occidente che si innerva di strade che, a volte, non coincideranno più con le vecchie direttrici viarie dell'epoca romana. Infatti, la nascita del pellegrinaggio medievale, legato ai luoghi della fede,  creerà le basi per una nuova cultura, che sarà alla base della grande civiltà dell'Occidente europeo.

E a tutto ciò non sarà estraneo il pellegrinaggio micaelico e la Via Sacra Langobardorum che, insieme ai grandi itinerari di Gerusalemme, Roma e Santiago di Compostela, creeranno le basi per l'unità politica, culturale e religiosa dell'Europa.

La candidatura che è stata presesentata da parte di centri longobardi dell'Italia, fra cui Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio, Spoleto, Campello sul Clitunno, Benevento e Monte Sant'Angelo, per diventare Patrimonio Mondiale dell'Unesco, si basa proprio su queste motivazioni storico-religiose, oltre che politico-culturali.

E di tutto ciò la Via Sacra Langobardorum, ieri come oggi, con il suo vasto e intesso movimento di pellegrini diretti al santuario garganico, è  la prova vivente di un vasto fenomeno di religiosità popolare legato al culto micaelico.

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Scritto da Giuseppe Piemontese, Socio ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia

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