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il diario Montanaro

Yossou N'dour chiude la XV edizione del Carpino Folk Festival PDF Stampa E-mail
Scritto da ufficio stampa carpino folk festival   
Martedì 10 Agosto 2010 12:13

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Questa sera, martedì 10 agosto, a Carpino, in Piazza del Popolo ore 21.30, sarà Yossou N'dour e il 95-enne Antonio Piccininno a concludere la XV Edizione del Carpino Folk Festival.


Voci celebri e anziani cantori locali si sono alternati sugli strumenti della tradizione a evocare le storie e i desideri, la gioia e il dolore di un popolo della terra che riassume in sé alcuni tra i più importanti significati della Puglia, in dialogo con altre terre e altre musiche della nostra regione, ma poi il viaggio ha guardando oltre di sé, alla musica world, ai tanti altri messaggi musicali dei popoli del mondo per poi ritornare al Gargano. Un luogo di carnale coinvolgimento, ma anche di sognante simbolicità: questa piccola penisola protrusa nell'Adriatico, frastagliata da una scogliera di fascino, ricoperta di boschi e zone umide, punteggiata da borghi antichissimi di civiltà contadina, nelle sere d'estate che dalla calura cedono alle brezze del mare si anima delle voci pregnanti e delle martellanti sonorità del Carpino Folk Festival.

Attraverso questo Viaggio abbiamo pensato di indurre una riflessione sugli anni che stiamo vivendo, i quali hanno visto lo sfaldarsi di una geografia stabile, e insieme hanno accennato a quel processo migratorio che confonderà i confini dei territori a cui faceva riferimento la nostra identità.
Usi, consumi e culture si contaminano e se "morale" o "etica" vuol dire costume, è possibile ipotizzare la fine delle nostre etiche fondate sulla nozione di proprietà, territorio e confine a favore di un'etica che, dissolvendo recinti e certezze, va configurandosi come un'etica del viaggiatore, che non si appella al diritto, ma all'esperienza, perché, a differenza dell'uomo del territorio che ha la sua certezza nella proprietà e nel confine, il viaggiatore non può vivere, senza elaborare la diversità dell'esperienza, cercando il centro non nel reticolato dei confini, ma in quei due poli che Kant indicava nell'anima e nel cielo stellato che per ogni viaggiatore hanno sempre costituito gli estremi dell'arco in cui si esprime la vita in tensione.

Fine dell'uomo come lo abbiamo conosciuto sotto il rivestimento della proprietà, del confine e della legge, e nascita di quell'uomo più difficile da collocare, perché viaggiatore inarrestabile, in uno spazio che non è garantito neppure dall'aristotelico "cielo delle stelle fisse", perché anche questo cielo è tramontato per noi. E con il cielo la terra, perché non è più terra di protezione e luogo di riparo.

In questo nostro viaggio tra tempi diversi, luoghi curiosi e personaggi anche fantastici e bizzarri pensiamo a noi stessi secondo quell'"etica del viandante" che ci indica Galimberti: la capacità di Ulisse di prendere le decisioni secondo le situazioni e le prove che man mano deve affrontare, memore della lezione greca del "conosci te stesso", cioè conoscere prima di tutto le proprie potenzialità e limiti, per non oltrepassarli, per trovare sempre la giusta misura.



Yossou N'dour
"Dakar-Kingston"
Cantante ipnotico, musicista poliedrico, Youssou N'Dour è partito dalla tradizione delle danze "mbalax" del suo Senegal per approdare a un singolare afro-pop.

E' il musicista africano più conosciuto al mondo, grazie anche alle sue collaborazioni con personaggi come Peter Gabriel, Paul Simon, Sting  e Neneh Cherry. La sua musica mescola ritmi africani, caraibici e pop, alla ricerca della perfetta unione tra le radici della sua terra e il panorama contemporaneo, spaziando dall'utilizzo della lingua inglese a quella francese, ma non rinunciando all'espressività del Wolof, la lingua nazionale senegalese.

Nato il primo ottobre del 1959 nella Medina, uno dei quartieri storici di Dakar, in una famiglia di griots (i cantastorie, personaggi chiave della cultura africana), N'Dour mette subito in luce il suo straordinario talento. "Sono nato con il dono del canto: ho una missione da compiere", racconta. E così, praticamente bambino, inizia a cantare nelle cerimonie dei battesimi e delle circoncisioni. A 16 anni realizza il suo primo singolo, "M'ba," e diventa già una star della radio. Per un certo periodo frequenta anche la scuola d'arte di Dakar, quindi, la sua carriera si sviluppa rapidamente.

Dotato di un tenore dolce e suggestivo, N'Dour si mette in luce al Miami, il club più alla moda della capitale senegalese, insieme alla sua Star Band: "Quando ho iniziato a cantare, altri paesi africani come il Ghana o la Nigeria avevano cominciato a sviluppare la loro tradizione di musica moderna. In Senegal, invece, fino a tutti gli anni Sessanta la musica alla moda era rimasta quella cubana di Johnny Pacheco. Noi volevamo cantare nella nostra lingua wolof. Insieme con la Star Band ho creato una musica, il 'mbalax', che in lingua wolof indica il ritmo che proviene da un tamburo chiamato 'mbeung mbeung'".

Proprio il ritmo incessante e ipnotico è fin dall'inizio la caratteristica peculiare della sua musica, segnata dall'incedere del tama, il tamburo parlante usato per la comunicazione tra villaggi: "A Dakar quando dicono 'è molto mbalax', vuol dire che ha un ritmo forte e distinto - racconta -. Ai tamburi viene dato il nome collettivo sabars e formano la base del mbalax. Tra questi il tama è il tamburo che invita alla danza". E con Youssou N' Dour suona dal 1977 il miglior suonatore di tama del Senegal, Assane Thiam.

Al Carpino Folk Festival il re del mbalax, Youssou N'Dour, porta il suo ultimo album che ha dedicato a Bob Marley.
Il CD è intitolato Dakar-Kingston ed è stato registrato tra Parigi e i Tuff Gong Studios giamaicani, con musicisti del calibro di Tyrone Downie (The Wailers), il sassofonista Dean Fraser, il chitarrista Earl "Chinna" Smith, il batterista Shaun "Mark "Sansone e il bassista Michael Fletcher.
«A quasi 30 anni dalla morte - dice - Bob Marley resta un simbolo di libertà, un simbolo del sogno africano». Ancora Marley? «Per quelli della mia generazione è stato la speranza. La prima star mondiale a venire da un Paese sottosviluppato. Quello che ci ha fatto pensare: "Allora perché non io?", la scossa che ancora oggi manca a milioni di ragazzini africani. L' Africa deve sollevarsi con le proprie gambe: molto, molto prima del "Yes We Can" di Obama, Marley ci ha illuminato: Stand Up, Africa Unite».

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Cantori di Carpino
"Stile, storia e musica alla Carpinese"
Semplicemente straordinari, gli unici grandi maestri della tarantella. Grazie alla loro memoria non si sono perse nel tempo quelle tradizioni che hanno reso Carpino il punto di riferimento della musica Folk italiana. Le fortunate collaborazioni con Eugenio Bennato, Teresa de Sio, Giovanni Lindo Ferretti e altri hanno portato loro, e soprattutto la loro musica, alla ribalta, riscoprendone e valorizzandone le portentose caratteristiche. Sicuramente i decani della musica italiana: i "Buena vista social club" Garganici, capaci, ultraottantenni, di portare le loro note, la loro arte, la loro inventiva, fatta di ritmi trascinanti e melodie struggenti, in giro per la nostra penisola, di concerto in concerto. Mille anni di musica che risuonano sulle corde della chitarra battente. Chi ha la fortuna di ascoltare i "Cantori di Carpino", entra in un circuito magico, primordiale. Si sente proiettato in un mondo scomparso, ma che sente rivivere dentro se stesso, in una sorta di metempsicosi che vi fa ritornare quelli che forse un tempo, in un'altra vita, si è stati.

Scomparsi Andrea Sacco e Antonio Maccarone, è oggi Antonio Piccininno il riconosciuto guardiano della tradizione. Non solo perché l'ha custodita e trasmessa cantando, ma anche perché si è accollato un compito difficile e di straordinario valore: mettere per iscritto questa sapienza orale. Prima che fosse troppo tardi.
Antonio Piccininno indubbiamente incarna la figura tipica del cantore tradizionale. Nato nel 1916, dopo appena un anno rimane orfano di entrambi i genitori. Inizia a lavorare come pastore e in seguito come contadino bracciante, per poi spostarsi in paese per prendere moglie. Attualmente è bisnonno. Antonio Piccininno come i "mistici pastori" descritti dal Tancredi in "Folklore Garganico", ispira un innato senso di rispetto verso la saggezza antica del suo popolo, come gli antichi aedi dell'Iliade e dell'Odissea."
Allo spettacolo collaborano sette giovani musicisti carpinesi, che tutt'ora accompagnano il loro "nonno" in giro per il mondo.

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