A San Giovanni Rotondo i Carabinieri arrestano 35 persone
San Giovanni Rotondo - Tra un santino e un rosario di Padre Pio, due chioschetti della cittadella della fede di proprietà di un commerciante sangiovannese erano diventati il punto d'incontro della banda che da una parte programmava rapine a banche e uffici postali mai attuate perchè sventate dai carabinieri; e dall'altra spacciava droga con un giro d'affari quantificato in 300mila euro in 15 mesi. Lo sostengono Procura foggiana e carabinieri della compagnia di San Giovanni Rotondo che all'alba di ieri nell'operazione «Life style» (stile di vita), hanno arrestato 33 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzate alle rapine, furti, ricettazione armi e soprattutto centinaia di episodi di spaccio di droga.
Gli Arrestati - Il gip di Foggia Carlo Protano, accogliendo quasi integralmente le richieste del pm Alessandra Fini ha firmato 35 ordinanze di custodia cautelare: 31 in carcere e 4 ai domiciliari.
I fatti contestati vanno dal dicembre 2006 al dicembre 2007: il pm chiedeva 40 arresti. Oltre 180 carabinieri all'alba di ieri hanno eseguito gli arresti tra San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Foggia, Cerignola, Orta Nova, San Nicandro.
I Due Chioschi - Al momento della cattura sono sfuggite due persone, tra cui Vincenzo Gemma, 42 anni, sangiovannese, titolare di due chioschi per la vendita di souvenir religiosi. E' ritenuto il punto di collegamento tra il gruppo più ristretto che preparava rapine in banca e Poste; e le decine di spacciatori che cedevano droga, eroina principalmente, sulla piazza locale e su quella sammarchese. Molti dei clienti dei pusher erano ragazzi della «San Giovanni Bene»: da qui il nome del blitz. I chioschi di Gemma - dicono gli investigatori - servivano ad un duplice scopo: nascondere i veri introiti derivanti da attività illecite; consentire incontri con i complici, mischiati tra i fedeli e i pellegrini, senza destar sospetti.
Le Rapine - L'inchiesta, andata avanti per mesi con intercettazioni e pedinamenti, partì a fine dicembre 2006 quando i carabinieri misero sotto controllo un gruppo misto di 11 persone tra foggiani, cerignolani, garganici che - a dire dell'accusa - preparava le rapine all'ufficio postale e in una banca di San Giovanni. Al vertice di questo clan di rapinatori... sfortunati, visto che nessun colpo è stato messo a segno, ci sarebbe il sessantenne foggiano Antonio De Sandi, il concittadino Roberto Bramante e proprio Vincenzo Gemma che «forniva agli associati» recita il capo d'imputazione «tutti gli apporti logistici e alloggi sicuri». Della banda farebbero parte cerignolani e garganici. Se le rapine programmate nei primi mesi del 2007 alle Poste ed in banca (non sono però oggetto di specifica imputazione) saltarono - dicono i carabinieri - è perchè gli investigatori, avendo intercettato i colloqui preparatori, piazzarono pattuglie vicino ai due obiettivi e sequestrarono le auto rubate e da utilizzare per i colpi a mano armata.
L'affare Droga - Intercettando alcuni dei presunti rapinatori, sarebbe venuto fuori il secondo filone dell'inchiesta «Life style», quello più sostanzioso e che riguarda centinaia di episodi di spaccio di droga. Nelle 1500 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare il gip ricostruisce 2435 episodi, con telefonate e colloqui tra pusher e clienti, oppure gli stessi spacciatori. La droga - eroina principalmente - veniva venduta a San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis.
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