Venerdì scorso durante la sesta puntata dell'Era Glaciale in onda su Raidue, Daria Bignardi ha intervistato Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione dell'attuale governo.
Fin qui niente di strano, se non fosse stato che il ministro di fronte ad un errore da parte della giornalista ha cambiato improvvisamente registro, e la tranquilla intervista in odore di campagna elettorale con le europee alle porte si è trasformata in uno scambio acceso di battute e frecciatine più o meno ironiche, provocando imbarazzo nella conduttrice in seria difficoltà a continuare la trasmissione.
Il ministro di fronte al lapsus mette in dubbio il fatto che la conduttrice abbia letto il suo libro, sale in cattedra dicendo: "Se fosse la mia allieva la boccerei..." coprendosi il volto per non vedere l'abominevole ignominia che la giornalista aveva pronunciato.
Ma cosa avrà mai fatto di così imperdonabile la Bignardi per scatenare tale reazione?
Ha sbagliato un nome.
Ha letto male il nome del ministro a cui era dedicata la fondazione in cui Brunetta ha lavorato per diversi anni, pronunciando Brandolini al posto di Brodolini.
La Bignardi a questo punto ha cercato, invano, di correggersi sdrammatizzando, ma all'attuale ministro proprio non era andato giù l'errore e ne ha approfittato per bacchettarla aggiungendo: "Cosa dice, cosa dice, lei in questo momento ha detto una bestemmia!" per poi lanciarsi in una lezioncina sulla vita del ministro defunto.
Ormai la tensione e l'attrito erano evidenti tanto che Brunetta ha accusato la Bignardi di non aver letto il libro, di non potersi permettere errori visto che aveva una redazione di 40 persone, fino a quando la conduttrice ha risposto con il suo solito "aplomb": "Lo sa che è antipatico ministro...!" .
La cosa che più mi ha colpito però, è stato l'atteggiamento di Brunetta, non tanto per le implicazioni politiche che esso possa avere, ma per le ripercussioni educative che può evocare, nel suo puntualizzare ogni affermazione, mettere in dubbio tutto ergendosi in cattedra e guardando "dall'alto in basso" la povera giornalista, ho rivisto un comportamento familiare. In quel momento Brunetta non era più il ministro, ma il professore universitario che in molti casi si sente "giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male" per citare De André.
Dimenticando di essere in televisione il Ministro ha cercato in tutti modi di mettere in difficoltà colei che aveva osato scompaginare la sua intervista-lezione, trattando la Bignardi come un'alunna che si era presentata all'interrogazione senza aver studiato e non curandosi del fatto che non aveva nessun diritto di fare il "maestrino".
Lunedi 27 aprile a Ferrara durante la presentazione del suo ultimo libro ho avuto il piacere di incontrare Daria Bignardi e non potevo farmi scappare l'occasione di chiederle un commento sull'accaduto fin qui descritto. Lei, guardandomi, ormai serena ha affermato: "Mi dispiace di aver urtato la sensibilità del ministro Brunetta, ma non conoscevo il ministro Brodolini". Inoltre sulla capacità di mantenere il sangue freddo in quelle circostanze ha replicato: "Devi! Non hai alternative, del resto decidi tu chi intervistare, quindi mi sarebbe sembrato poco rispettoso nei confronti dei telespettatori comportarmi diversamente..."
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