Patologie elettorali croniche a Monte Sant’Angelo

Nel teatro dell'assurdo delle convulsioni politiche di Monte Sant'Angelo è triste rilevare come la classe dirigente politica, pur tentando di atteggiarsi a farfalla elettorale, sia tutta ricompresa nell'immagine del bruco. I bruchi vivono il loro stadio di evoluzione incapaci di conoscere e comprendere una prospettiva diversa. Non immaginano neanche di poter essere un giorno farfalle e, di conseguenza, vivono e pensano da bruchi. Ulrick Beck sostiene che tutta la classe dirigente politica europea è affetta dalla sindrome del bruco. Ma Monte Sant'Angelo è ancora più avanti; sono i partiti politici e una fetta della società ad essere addirittura convinti che non valga la pena essere farfalle e che è meglio essere bruchi. Uno specifico tipo di bruco: il ragioniere del consenso.
Tra meno di un mese e mezzo si vota: da alcuni mesi la politica è intesa esclusivamente come esercizio algebrico. La visione ragionieristica della politica sembra avere preso il sopravvento definitivamente, obbligando tutti a passare dalle idee alle somme, dalle visioni alle sottrazioni. Piuttosto che dei candidati e delle loro idee, viviamo il tempo dei ragionieri (ammesso che non siano candidati loro stessi), di coloro in grado di sommare, sottrarre e dividere, di quelli che credono di non sbagliare mai un totale. Tranne che per il paese per cui più si somma in campagna elettorale più si sottrae dopo le elezioni.
Eppure nessuno si chiede cosa realmente si somma in questo esercizio infinito di contabilità umana che sta dietro a tutte quelle scelte che tra qualche giorno saranno dette "politiche" e "programmatiche".
In un contesto politico sano, a sommarsi dovrebbero essere comuni idee di crescita e sviluppo del paese e della comunità. Idee comuni costruite e dibattute tra le persone, invitate a partecipare ed a rappresentare le proprie opinioni dentro occasioni di confronto. Solo che la costruzione di queste idee comuni annichilisce il ruolo dei partiti, polverosi residui che si ravvivano solo nel periodo elettorale, ormai del tutto incapaci di elaborare visioni. Quello che si sente ripetere sono ovvietà vecchie di venti anni, mai realizzate ed in mano a chi ha già dimostrato di non saperle neanche avviare. Quindi, in assenza di ogni capacità progettuale e realizzativa, l'unica leva è quella di porsi esclusivamente sul piano della sapienza ragionieristica alimentando a Monte Sant'Angelo una politica sciatta e un po' meschina, e quindi da nascondere, come nascosti sono i motivi sottostanti a tutte le coalizioni.
In un contesto politico malato, la politica è solo far tornare i voti, come per i ragionieri l'economia è far tornare i conti. Una volta che tornano i voti, i programmi rimangono liste infinite di progetti parolai, buoni per manifesti cittadini e per il riciclaggio della carta straccia. I candidati restano sempre i soliti, elezione dopo elezione con i volti più tristi e rugosi e dal sorriso sempre più di cartapesta. In mancanza di idee comuni costruite che fanno da aggregante per il consenso, i programmi alternano sogni megalomani per ego smisurati, banalità inutili, e potenziali affari. Quello che succede quotidianamente, quel deserto di insipienza vista mare che è diventato Monte Sant'Angelo, non è più importante. Basterà poco e i voti torneranno, ammaliati dal ritmo della tarantella delle betoniere. Questo inferno per chi ha aspirazioni da farfalla è il paradiso per piccoli politici senza qualità; senza progetti, visioni ed aspirazioni, perché i bruchi-ragionieri debbono porsi il problema di cambiare?
Così tutti sono sommabili con tutti, perché per definizione gli interessi individuali sono sommabili. Tuttavia in questa visione, ciascun cittadino è solo un addendo, da aggiungere a chiunque altro indifferentemente. Il concetto stesso di cittadinanza si trasforma in quello di appartenenza (ad una famiglia, ad un "cluster" di voti), così come il concetto di rappresentanza sfuma in quello di favore (per un beneficio economico, un lavoro, un affare, etc.). Siamo, quindi, tutti sommati e mai aggregati; è questo sommare che produce la disaggregazione, presupposto dell'orgia algebrica che viviamo per le strade di Monte Sant'Angelo.
La classe dirigente cittadina e provinciale che ha inteso la politica come uno spazio senza tempo, senza competenze e senza idee e ha legittimato con le sue scelte ed azioni la deriva della ragioneria del consenso, è responsabile della disaggregazione del tessuto sociale che vediamo a Monte Sant'Angelo. Non desta stupore il fatto che chi ha avuto un ruolo primario in questo processo cerchi a tutti i costi di rimanere abbarbicato a questa politica; sa bene, infatti, che la ricostituzione di un tessuto comunitario ne segnerebbe la definitiva uscita di scena, non senza un consistente disonore. Da qui la necessità per i bruchi di restare e pensare da bruchi. E, così facendo, non diventare mai farfalle.
Il vuoto culturale che la disaggregazione determina finirà per seppellire ogni residua bellezza, ogni patrimonio dell'umanità. Il tentativo di sommare interessi sotto forma di voti a tutti i costi da parte di partiti arroccati nella difesa delle loro prerogative e la imbarazzante mancanza di competenza da parte della classe politica non sono la causa o effetto del degrado di Monte Sant'Angelo: costituiscono essi stessi il degrado.
Sarebbe auspicabile che le forze sane ed i giovani di questo paese non si lascino trattare da anonimi addendi da parte di piccoli ragionieri; piuttosto trovino la forza ed il modo per ribellarsi a questa patologia di cui soffre Monte Sant'Angelo, invasa dagli stessi bruchi ormai da troppi anni.
Malgrado tanti buoni propositi nei mesi passati, i bruchi che non vogliono diventare farfalle stanno prevalendo. Eppure sarebbero in tanti a preferire le farfalle e a gradire il loro volo sui campi di fiori di inizio maggio; ma per vedere le "farfalle" temo che questa volta ci resti solo Belen...

Editoriale a cura di Carmelo Mazza - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.





