| Grandi fatti epocali e piccole furbizie locali |
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| Scritto da carmelo mazza | |
| Mercoledì 18 Gennaio 2012 19:25 | |
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"Grandi fatti epocali e piccole furbizie locali" è il primo editoriale di Carmelo Mazza, editorialista de www.ildiariomontanaro.it . "Tocca a noi cominciare a lottare contro chi comincia a vedere che il proprio mondo è in declino e cerca di arraffare tutto il possibile. Il nostro mondo appare popolato da furbizie; un mondo piccolo che vive e prospera della sua piccolezza e che, quindi, teme la crescita piuttosto che cercarla. Un mondo in cui le idee non proliferano ma piuttosto si trasformano in pretesti, giustificazioni e punti d'onore individuali." In un recente fondo su Repubblica, Barbara Spinelli ci ricorda come le grandi trasformazioni epocali (i Grandi Fatti nella felice espressione di Deirdre McCloskey) sono frutto anche di una discontinuità del tessuto sociale, in particolare dell'affermazione di un gruppo prima rimasto nell'ombra. E Barbara Spinelli si chiede su quale affermazione di gruppo possiamo oggi fondare la voglia di uscire dal cul de sac in cui ci siamo cacciati, trovando come risposta una generica speranza nel ritorno della cultura e della conoscenza come connotato centrale delle virtù delle classi dirigenti. Tutto molto bello; tuttavia nel mezzo di queste trasformazioni epocali e nella speranza che i Grandi Fatti ci portino via dal pantano, dobbiamo fare i conti con i piccoli mondi in cui ognuno di noi lotta. Monte Sant'Angelo appartiene a questi piccoli mondi ai quali i Grandi Fatti tarderanno a portare cambiamenti. E quindi tocca a noi cominciare a lottare contro chi comincia a vedere che il proprio mondo è in declino e cerca di arraffare tutto il possibile. Il nostro mondo appare popolato da furbizie; un mondo piccolo che vive e prospera della sua piccolezza e che, quindi, teme la crescita piuttosto che cercarla. Un mondo in cui le idee non proliferano ma piuttosto si trasformano in pretesti, giustificazioni e punti d'onore individuali.
Così appare Monte Sant'Angelo oggi quando lo si osserva dalla prospettiva della politica. Un luogo il cui pensiero è in ripiegamento, quasi rattrappito. Lo scambio e la formulazione stessa delle idee sembrano riflettere la somma di rancori, di fobie e di timidezze, usate per celare una tela fatta di piccole furbizie. Tra le mille ragioni per cui questo accade, quella che mi colpisce di più è la mancanza di passione. Quella tensione morale che nel paese cresce e anima tante iniziative interessanti è invece del tutto assente nella politica. E il killer appare l'ossessione della politica come ragioneria del consenso. Questa è un'ossessione "economica" nel senso che riduce l'orizzonte alle poche ore di una campagna elettorale o di una scelta di candidato. Questa ossessione sacrifica la passione sull'altare di un'apparente razionalità, triste come la scienza economica, che sa parlare solo di coalizioni, patti e numeri ma che non ha più idee. Questa ossessione allontana le persone dalla politica rendendola una stanca recita ripetitiva. Questa ossessione si traduce nella negazione di ogni trasformazione e nella conservazione di quel poco che si è o si ha. Se la sola ossessione che anima la politica è il numero di voti allora non c'è più spazio per le idee di bellezza e legalità che è necessario diffondere. Per riattivare la passione è necessario riscoprire il valore dell'urgenza. Una politica senza idee ma solo con pretesti è una politica per la quale il tempo non scorre, non esiste. In questo limbo senza tempo, l'ossessione ragioneristica prende piede e si colora di tutte le furbizie, le astrusità e strategismi che siamo ormai abituati a vedere. Invece sembra opportuno dare spazio all'urgenza per smuovere passioni, per tornare a fare scandire il tempo. L'urgenza delle idee contro il prendere/perdere tempo dei pretesti, delle giustificazioni e delle timidezze.
Allora, nell'arena politica di Monte S. Angelo, io vorrei già vederli pronti i candidati e vorrei vederli cercare idee e cose da fare, vorrei vederli parlare di bellezza da conservare e di crescita sociale e culturale senza le quali la crescita economica è scempio e mattoni. Vorrei poterli riconoscere per quello che dicono e che vogliono far vedere, per quello che hanno fatto e che sanno fare. Vorrei sentirli parlare di come aiuteranno a traghettare Monte S. Angelo verso il tempo in cui cultura e conoscenza saranno il connotato principale di ogni classe dirigente. Mi piacerebbe poterli distinguere per sceglierli e non solo percepirne i rancori e le furbizie sfumati in un indistinto brusio da campagna elettorale. A oggi, purtroppo, poco o nulla. Silenzi e tanto passato negli argomenti e nei metodi. Poca chiarezza da parte delle coalizioni, il centro sinistra per primo, tutte prese nei loro riti senza tempo e senza urgenza. Eppure c'è da sperare e lottare. Sotto la cenere, qualcosa si sente covare. Sarà che lo zeitgeist del Grande Fatto è presente anche a Monte S. Angelo? Bisognerebbe cogliere quello che cova, stare nei luoghi dove si manifesta, lasciare che entri dalle finestre e dalle porte, intercettarne il pensiero. Coglierlo e farne azione politica e iniziativa sociale, piuttosto che non riuscire neanche a sentirlo nel trambusto dei patteggiamenti, dei rancori e del tempo perduto della politica montanara. A cura di CARMELO MAZZA, editorialista de www.ildiariomontanaro.it Carmelo Mazza è laureato in Scienze politiche ed in Economia e PhD in Teoria dell'organizzazione presso lo IESE-Universidad de Navarra di Barcellona. Ha collaborato come docente in Italia con l'Università di Siena e l'Università "La Sapienza" di Roma e all'estero con svariate scuole di business in Spagna, Francia e Danimarca ed ha curato progetti di ricerca il collaborazione anche con università americane, inglesi, svedesi e turche. Attualmente è profesor asociado presso l'IE Business school (5° nel ranking mondiale delle business school). Negli ultimi 10 anni ha pubblicato nelle principali riviste accademiche europee ed ha pubblicato recentemente sul tema della riforma del sistema universitario in Europa. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. |






Oggi a Monte Sant'Angelo urgenza significa imporre una discontinuità rispetto al passato nei metodi, nelle scelte, nelle persone e nei progetti da realizzare. Il mio invito è perciò a riconoscere l'urgenza della e nella situazione. La cronaca ce lo mostra plasticamente: le grandi navi naufragano se condotte ostinatamente troppo sotto costa. Il mare aperto sa essere più sicuro.