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"Terribilis est locus iste, hic dumus dei est et porta coeli". Questa frase, iscritta su una lapide posta sull'ingresso del portale angioino del Santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo, contiene da secoli quello che molti probabilmente non hanno notato: sottolinea l'eccezionalità e l'unicità di un luogo "terribile", perché è uno dei luoghi in cui il sacro si è manifestato nella sua spontaneità, si "è fatto da solo".
Qui l'angelo è venuto di sua incondizionata e spontanea volontà a sancire la fine del paganesimo tardo antico e l'inizio dell'era cristiana. E' un luogo "terribile", cioè eccezionale, anche sul lato umano, non soprannaturale della vicenda. Il Santuario è stato un crocevia, un luogo di incontro. Tra persone, culture, lingue diverse. In un epoca in cui si viaggiava molto, pur nella difficoltà e nella lentezza degli spostamenti. In cui si scambiava molto, pur in una logica mercantile tardo antica e nell'assenza della comunicazione tecnologica.
In questi luoghi collettivi, crocevia di anime sazie e affamate, di dotti e ignoranti, di popoli e culture differenti, l'Europa ha continuato il lento lavorio di contaminazione e assimilazione, già iniziato nel periodo romano, fino a costituire la base di quella cultura comune che ha reso possibile l'attuale unione economica e politica del continente. E tutto questo nell'apertura verso l'oriente, di cui il Santuario Micaelico ha rappresentato la porta di entrata e di uscita per svariati secoli, sia nell'alto che nel basso Medioevo.
"La ragione autentica per cui l'Unesco ci ha riconosciuti a pieno titolo Patrimonio mondiale dell'Umanità credo sia iscritta su un pezzo di muro di pochi metri quadrati – mi diceva stamane il professor Marco Trotta, storico montanaro sempre al lavoro nella ricerca sulle fonti della tradizione micaelica -. Quello che contiene una quantità di iscrizioni così diverse, così ricche per varietà e provenienza, che non ha eguali in nessun altro luogo in Europa". E' l'essere autentico ed eccezionale "crocevia", che rende unico e Patrimonio dell'umanità il Santuario di San Michele, prima di ogni altra, altrettanto eccezionale, motivazione.
Cosa accadrà adesso a Monte Sant'Angelo? Il primo effetto questa decisione ce l'avrà sul piano della tutela del Santuario e dell'intero centro storico di Monte Sant'Angelo. Il mondo s'è ripreso ciò che gli appartiene sottraendolo a quelle dinamiche degenerative locali degli ultimi quarant'anni, che hanno trasformato l'abitato di Monte Sant'Angelo. La politica locale e le scelte individuali delle famiglie montanare si sono lasciati sedurre dalla logica della speculazione edilizia. La pietra locale è spesso stata sostituita, anche nei quartieri storici, con materiali edilizi di tipo industriale. L'architettura da tipica è diventata massificata. L'erosione lenta e progressiva dei valori del centro storico sarebbe continuata inesorabile. Adesso invece è inevitabile lo stop.
L'altro effetto ci sarà sul piano della organizzazione e della qualità dell'offerta dei servizi culturali e turistici locali. Per usare una metafora calcistica, finora giocavamo nei campionati minori delle mete turistiche. Tutti ci riconoscevano i valori dei beni culturali e del paesaggio, ma pochi pretendevano da noi perfezione e organizzazione a livelli alti. Adesso invece siamo stati promossi alla massima serie. Improvvisazione e pressappochismo possono compromettere il mantenimento dello status di bene Unesco. Il miglioramento è d'obbligo e la risposta deve venire dalla comunità. Dobbiamo richiamare le risorse migliori, i nostri giovani più preparati, per costruire un sistema di accoglienza competitivo ed al passo con i tempi e dello status raggiunto.
Il terzo effetto ha a che fare con una inevitabile, obbligatoria apertura verso una logica di rete. Occorre costruire rete con il territorio vicino. Ma è d'obbligo praticare anche la rete con le altre realtà (Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio Torba, Spoleto, Campello sul Clitumno, Benevento). La nostra era una candidatura seriale rappresentativa dei luoghi del potere longobardo in Italia. L'impegno che abbiamo preso è di mantenere la rete e farla crescere. Queste comunità devono connettersi stabilmente, in una sorta di ponte che attraversa tutta l'Italia, da Nord a Sud. Occorre essere competitivi, accettare ed alimentare il confronto continuo tra realtà differenti. Di diverse dimensioni, anche economiche: l'anno scorso mi colpì, ad esempio, il fatto che, nella classifica delle città italiane in ordine al rapporto tra depositi ed impieghi bancari, Cividale compariva al settimo posto, mente Monte Sant'Angelo era al penultimo posto. Tra l'una e l'altra economia c'era una distanza di più di ottomila comuni. Non siamo obbligati a colmare il divario, ma questo confronto tra le nostre comunità potrebbe aiutarci e capire se vale la pena tentare una scalata.
Insomma, per Monte Sant'Angelo può essere una occasione di riscatto. Una maniera per cancellare anche quello stigma che negli ultimi tempi ci portava alla ribalta solo per la mafia e gli omicidi della faida. E' vero che la parola "faida" è anch'essa di origine longobarda, ma di quelle che ci dobbiamo impegnare ad allontanare dall'orizzonte delle nostre esistenze, perché è terribile nel senso sbagliato. Monte Sant'Angelo è un luogo terribile, ma nel senso grande e sublime del "terribilis" posto sulla lapide dell'ingresso che porta in quella grotta mozzafiato.
Ora vi aspettiamo tutti a Monte Sant'Angelo in occasione della settima edizione di FestambienteSud, la festa nazionale che Legambiente ha voluto nella città Santuario. Dal 17 al 24 luglio sarà festa grande, con teatro, musica e gastronomia, per tutti quelli che amano la nostra terra e che guardano al futuro con sguardo di speranza.
* Editoriale a cura di Franco Salcuni, direttivo nazionale di Legambiente

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