No al nucleare. Si ad un Sud rinnovabile PDF Stampa E-mail
Scritto da editoriale di roberto della seta   
Mercoledì 06 Aprile 2011 15:49

radioattivo_t

Il nome della città giapponese di Fukushima sarà legato per sempre a quelli di Chernobyl e Three Mile Island. Gli effetti della catastrofe nucleare sono sotto gli occhi di tutti e ancora non sono scongiurati del tutto gli scenari peggiori.


Nelle ultime due settimane, proprio mentre si consumava questa tragedia umanitaria e industriale, il governo ha reagito alla catastrofe di Fukushima prima alzando le spalle, fingendo che nulla sarebbe cambiato rispetto al giudizio sulla sicurezza del nucleare, poi annunciando una moratoria di un anno all'avvio del nucleare in Italia. Intanto cresce nel Paese l'onda contraria dell'opinione pubblica, che in tutti i sondaggi si esprime con una maggioranza schiacciante di cittadini contrari al ritorno del nucleare.

Il partito dell'industria nucleare è evidentemente spiazzato di fronte alla tragedia giapponese, che ha riportato con brutale evidenza il dibattito sulle scelte energetiche ad un punto molto chiaro: il nucleare sicuro non esiste, in nessuna parte del mondo, nemmeno nei paesi come il Giappone, tra i più tecnologicamente avanzati ed efficienti al mondo.

Alcuni commentatori e politici iscritti al partito pro nucleare hanno tacciato di "sciacallaggio" quanti hanno invitato la destra a rimettere in discussione la scelta di tornare al nucleare, accusando di eccessi di emotività, che influenzerebbero la serenità del ragionamento dei cittadini sulla scelta nucleare, ritenuta dai nuclearisti scelta strategica per il futuro del Paese.

Il disastro verificatosi in Giappone costituisce «uno spartiacque nella storia della tecnologia mondiale », ha detto qualche giorno fa Angela Merkel nell'annunciare la chiusura in Germania delle centrali nucleari più vecchie. Anche la decisione tedesca è dettata da emotività? Oppure si tratta di un atto responsabile a tutela della salute dei cittadini tedeschi? Ogni Stato dovrebbe anteporre la sicurezza dei propri cittadini agli interessi di lobby e industrie, e alla consapevolezza che la via alternativa alle fonti tradizionali esiste, e si chiama energia rinnovabile.

fukushima

nella foto: l'esplosione della centrale nucleare di Fukushima, Giappone

Del resto il cancelliere tedesco ha dalla sua gli importanti risultati che la Germania ha raggiunto con le energie rinnovabili, e non può che prendere atto del fortissimo dissenso della gran parte della popolazione verso l'energia nucleare, con cui i cittadini tedeschi hanno convissuto per decenni e che è tuttora percepita come insicura.

Il fatto che il dibattito negli Usa, in Gran Bretagna, persino in Francia, sia molto acceso, prefigura scenari impensabili fino a poco tempo fa. Sarebbe pertanto auspicabile che il nostro Paese abbandoni definitivamente le velleità atomiche, senza spingere oltre su un ritorno all'atomo che suona ormai anacronistico e impopolare proprio tra i paesi più avanzati. Ma questo è uno strano paese nel quale nel club "amici dell'atomo" si ritrovano coloro che in teoria sarebbero stati chiamati a svolgere le funzioni "terze" di Agenzia per la sicurezza.

All'arroganza ideologica abbiamo sempre opposto la forza dell'evidenza: il nucleare è pericoloso e il problema dello smaltimento delle scorie non è risolto, se non scaricando i pericoli e le responsabilità sulle future generazioni. In più ci sono i numeri e le potenzialità enormi delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica contro i costi del nucleare, quelli sì davvero insostenibili.

Come è noto, sono tra quelli che non hanno condiviso la scelta di un nuovo referendum sul nucleare, dopo che il popolo italiano si era già espresso con chiarezza, per non correre il pericolo di non raggiungere il quorum, cosa che sistematicamente accade in Italia da decenni. Ma oggi non possiamo che chiedere a tutti, associazioni, partiti, e cittadini comuni, di sostenere il referendum andando a votare SI, che vuol dire NO al ritorno del nucleare in Italia. Specie nel Sud e, in particolare nella Puglia, che sta dimostrando a tutti quanto sia percorribile la strada delle energie pulite.

della_seta

Editoriale a cura di ROBERTO DELLA SETA, ex Presidente nazionale di Legambiente, attualmente senatore del Partito Democratico e Capogruppo nella commissione ambiente del Senato.

Questo Editoriale è presente anche sul numero di aprile del mensile free-press di "Stato Quotidiano"


blog comments powered by Disqus