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Tra luci e ombre il 2011 sarà un anno cruciale per la Città dell'Arcangelo. Ma la politica pare interessata ad altro...
Il senso di appartenenza ad un territorio, il sentirsi tutt'uno con esso evoca il rapporto atavico che lega l'uomo ai luoghi della propria esistenza.
Aldilà di stupidi campanilismi, quante volte ci siamo eretti ad ambasciatori dei nostri luoghi, decantandone le bellezze? Quante volte ci siamo sentiti paladini di un Sud dalle mille emergenze e dalle inesplorate risorse?
Monte Sant'Angelo è Sud, con tutte le sue contraddizioni.
Lo spopolamento delle comunità montane, l'emigrazione giovanile e le crisi economiche, hanno assestato colpi durissimi alla nostra comunità.
Se a ciò aggiungiamo che dalla fine degli anni '80 Monte Sant'Angelo è salita agli onori delle cronache quasi esclusivamente tra le pagine della cronaca nera e con l'incubo delle estorsioni alle attività commerciali che si rimaterializza, allora il quadro si fa davvero preoccupante.
Mettiamoci pure il susseguirsi di amministrazioni soporifere, un po' troppo inclini alle logiche del "mattone", lacunose nella programmazione politica e dal senso estetico del decoro urbano alquanto discutibile... e la frittata è fatta!

nella foto: una veduta del centro storico di Monte Sant'Angelo (tra luci e ombre), di Pasquale Gatta
Certo, le "buone nuove" non mancano.
Il 2011, infatti, inizia con la bella notizia riguardante l'Abbazia di Santa Maria di Pulsano ed i suoi eremi rupestri, proclamati dal F.A.I. come "luogo del cuore" da salvare e valorizzare.
E poi resta ancora in sospeso la candidatura U.N.E.S.C.O. per la Basilica di San Michele Arcangelo, nodo cruciale per il futuro della nostra città, giunta al secondo tentativo.
Se aggiungiamo poi le "buone vecchie" (leggi: monumenti storici di rilevanza nazionale, sede di un Parco Nazionale che però stenta a decollare, eno-gastronomia d'eccellenza), la speranza non muore; l'immagine unica della "montagna del sole" scalda ancora i cuori e per un attimo spazza via le nebbie ed il torpore della storia recente.
Ma è solo un attimo. Solo un rigurgito nei confronti di un presente impreparato a cogliere queste opportunità.
Le risposte deve darle la politica che, ad oggi, dimostra di non aver creduto fino in fondo alle potenzialità del nostro territorio, programmando poco e male e spostando le priorità su questioni secondarie.
Una politica incapace di emanciparsi dalle vecchie logiche di potere in cui una grossa fetta di società civile (ancora troppo poco coesa ed auto-referenziale) non si riconosce.
E' la politica che deve percorrere sentieri mai battuti, divenire promotrice di iniziative pionieristiche anche impopolari, se necessario.
E' la politica che deve svincolarsi dalle pratiche clientelari e dalla "immeritocrazia"; senza timore, senza remore o accomodazioni.
Senza coraggio ed onestà intellettuale non si è degni di rappresentare una comunità. Non si può più sfuggire alle proprie responsabilità ed alle "promesse da campagna elettorale".
Il nostro attuale Sindaco, invece, è troppo impegnato a riassegnare deleghe, a rimpastare ad oltranza una giunta che è in bilico ormai da tempo immemorabile. Una giunta in "crisi politica permanente" che lascia troppo campo ai tecnici che finiscono per sostituirne l'azione.
A quando, allora, una seria programmazione e un'operazione di "marketing territoriale" che si basi su una comunicazione efficace e su politiche mirate? Non azioni estemporanee o provvedimenti "una tantum" ma decisioni che facciano parte di un progetto organico ed innovativo.
Appare chiaro che il nostro è un territorio a forte vocazione turistica; come chiaro appare il fallimento dell'era dell'industria pesante; quasi nulla si è investito, invece, sulla piccola e media impresa: dall'agricoltura alla zootecnia, dagli agriturismi alle imprese legate alle materie prime di cui è ricco il nostro territorio (filiera del legno, biomasse, marchi D.O.P. per pane ed olio).
Invece di "sparare" cifre esorbitanti su presunti milioni di visitatori che avrebbero invaso Monte Sant'Angelo nel 2010, il nostro Sindaco farebbe meglio a rendere pubblici altri numeri: quelli di una popolazione sempre meno numerosa, dei giovani che vanno via e quelli sulla disoccupazione!
A chiusura del cerchio, si ha l'impressione che dietro il turbinìo di rimpasti e riassegnazioni di deleghe da parte dell'amministrazione Ciliberti si nasconda la "gattopardiana" insidia che atavicamente immobilizza il nostro amato Sud. Non si vorrà forse cambiare sempre tutto per far si che nulla cambi?
Meditate gente, meditate...
Editoriale a cura di Antonio Gabriele -
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